Le donne d’Italia possono fare un altro passo avanti. Contro la Cina (martedì alle 18) si giocano l’accesso al quarto di finale, un traguardo che abbiamo raggiunto solo una volta nella storia del Mondiale, nel 1991, e che ci permetterebbe di balzare tra le migliori otto della competizione.

Farcela è possibile, ma le difficoltà sono mimetizzate dietro un avversario che, pur essendo stato ripescato come una delle migliori terze, ha tradizione, compattezza e disciplina.

Cominciamo dalla prima. La Cina è alla settima partecipazione nella rassegna iridata. Nel 1999 a Pasadena, negli Stati Uniti, perse la finale ai calci di rigore contro le americane. Il rigore lo sbagliò Liu Ying che, al ritorno in patria, fu duramente biasimata e punita per il suo errore. Quattro anni prima, in Svezia, le cinesi arrivarono quarte. Nel 1996 vinsero la medaglia d’argento all’Olimpiade di Atlanta.

Non sono più quelle di una volta, adesso rappresentano solo una ex grande Nazionale. In genere si schierano con un 4-4-2 piuttosto attendista, hanno due centrali difensive lente e ripartono con prevedibilità. Forti nel gioco aereo (dovremo fare pochi cross alti e avere grande attenzioni sui calci piazzati), hanno una considerevole capacità di corsa e sanno fare un pressing continuo. 

Segnare loro un gol è complicato (uno solo subìto nel girone), la porta difesa da Peng Shimeng è intoccata da 204 minuti. Vero anche che realizzano con difficoltà (una sola rete), ma non è detto che sia uno svantaggio. Squadre così hanno l’arte della pazienza, giocano sotto ritmo, impostano la partita per arrivare ai supplementari e, se del caso, ai rigori. 
Dalla loro hanno l’esperienza che alle nostre manca. Al contrario abbiamo in abbondanza velocità e la capacità di attaccare la profondità. 

Secondo me Milena Bertolini medita un 4-4-2 tendente al 4-2-4. Non so se dall’inizio o a partita in corso, ma pensare a Giacinti a destra e Bonansea a sinistra, con Sabatino e Girelli davanti, non sarebbe eccessivo. In primo luogo perché tutte sanno rientrare con puntualità sotto la linea della palla. In secondo, perchè Giacinti e Bonansea sono pericolosissime nell’uno contro uno.

A centrocampo finirebbe in panchina Galli con Cernoia e Giugliano centrali. Dietro nessuna variazione: Guagni, Gama, Linari e Bartoli. Giuliani a guardia della porta.
Certo non è solo questo il modo per scompaginare una difesa lenta e bassa, ma contro due centrali macchinose il movimento di Sabatino e Girelli potrebbe essere fondamentale. Inoltre l’uno contro uno sulle fasce dovrebbe favorirci.

Ripeto: non so quando il c.t. pensi di adottare questa soluzione, se subito o in corso d’opera, è però sicuro che non altererebbe il 4-4-2. Sarebbe solo più offensivo in base alle caratteristiche delle nostre giocatrici, in particolare di Giacinti che anche a livello internazionale può far valere il proprio atletismo.

L’importante è impostare la gara come vogliamo noi. Non basterà avere il controllo del gioco, occorrerà alzare il ritmo, far girare la palla e cercare l’imbucata. Da non trascurare i tagli degli attaccanti che possono anche scattare alle spalle dei difensori.

L’Italia ha poco da perdere. E’ vero che l’occasione per entrare nei quarti è ghiotta, ma le nostre ragazze hanno già vinto il loro Mondiale piazzandosi prime in un girone difficile. Tutto quello che arriva da adesso in avanti non era previsto e, forse, nemmeno immaginabile. 
La pressione, in pura teoria, dovrebbe stare sulle spalle delle cinesi che, come detto, sono però più abituate a gestirla. Poi, purtroppo o per fortuna, il calcio è un gioco situazionista, troppi episodi possono condizionarlo o modificarne lo spartito.
Mi tengo buona la possibilità che si possa finire ai rigori e che le nostre li sappiano tirare meglio. In fondo il rigore è un gesto tecnico e in questo dovremmo essere migliori.