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Finisce ancor prima di cominciare. Non ci sarà nessuna finale con il Portogallo e, soprattutto, per la seconda volta consecutiva, non ci sarà nessun Mondiale per l’Italia. Niente Russia 2018, niente Qatar 2022. Gli azzurri, battuti dalla Macedonia al minuto 92 della semifinale playoff, da un tiro di Aleksander Trajkovski, vengono subissati dai fischi dalla gente di Palermo che si sente tradita insieme ad altri sessanta milioni di italiani.

Le solite esagerazioni. Ieri lo stadio della Favorita avrebbe dovuto spingerci con il tifo e l’entusiasmo oltre il limite costituito da un avversario modestissimo. Oggi trangugia il calice amaro dell’eliminazione dalla Coppa del mondo e riversa ogni tipo di contumelia su Roberto Mancini e i suoi ragazzi, proprio quelli che meno di un anno fa, ci hanno regalato la vittoria dell’Europeo e venivano osannati come fossero autentici fuoriclasse.

Quali siamo? Dove andiamo? Solo la speranza, ultima Dea, mi teneva agganciato al passaggio almeno di questo primo turno. Per poi coltivare l’illusione che la Turchia (ha sbagliato il calcio di rigore del 2-2 a meno di dieci minuti dalla fine) si sbarazzasse del Portogallo e ci offrisse un pertugio più agevole o, comunque, possibile rispetto a Ronaldo e ai suoi fratelli.

Invece ho sbagliato io (e conta poco) e ha sbagliato Roberto Mancini (e vale un Mondiale). Probabilmente avrebbe dovuto essere più intransigente con il presidente della Federazione, Gravina, e pretendere una pausa più lunga per preparare la partita. Probabilmente si è fidato troppo degli uomini che gli avevano regalato il trionfo europeo e non ha cambiato abbastanza, soprattutto in attacco, dove non si è capito perché abbia escluso anche dalla panchina Scamacca, per insistere contro ogni evidenza, con Ciro Immobile, il peggiore in senso assoluto.

Di certo, quando ha fatto gli ultimi due cambi (Chiellini per Gianluca Mancini e Joao Pedro per Berardi) stava pensando di vincerla ai supplementari perché fino al 90’ non c’era stato verso e, a dire la verità, non c’erano state neanche troppe occasioni. Così la partita si è chiusa, in meno di cinque minuti (Trajkovski ha segnato al 91’ e 58”), con in campo il capitano alla sua ultima presenza (115: grazie lo stesso) e il debuttante cagliaritano alla prima (forse serviva già dopo l’intervallo, visto che è stata sua l’ultima deviazione al volo su tiro di Florenzi). 

Ho scritto, prima della partita, che in caso di eliminazione avrebbe pagato solo il c.t. e ne sono ancora convinto. Secondo me, non occorre che qualcuno lo inviti ad andarsene, sarà una decisione che maturerà senza spinte e senza rabbia. Primo, perché è troppo orgoglioso per rimanere a dispetto di una situazione contraria. Secondo, perché è difficile andare orgogliosi di un titolo europeo se non si è riusciti prima ad eliminare la Svizzera e, poi, la Macedonia del Nord. Chi non se ne andrà sarà Gravina (l’ha spiegato, tre giorni fa, in un intervista a Repubblica) perché, sono parole sue, il Coni non gli è ostile come lo fu per Tavecchio e, soprattutto, la sua maggioranza in Consiglio Federale è ampia e salda.

Sarà, ma se siamo fuori dal Mondiale, la colpa non è solo dei calciatori, di Jorginho che sbagliò i rigori con la Svizzera, della difesa decapitata dagli infortuni o da qualche elemento sopravvalutato (Insigne, per esempio). Siamo fuori anche perché i nostri club, oltre che infarciti di stranieri, sono deboli in Europa, la nostra Lega è un orticello gestito come un pollaio e la Federcalcio gonfia il petto nelle vittorie, ma non sa analizzare e guarire dalle sconfitte.

Quella di ieri sera è stata tremenda per le modalità (tiro da lontano a tempo scaduto, Donnarumma che non spinge abbastanza anche perché la vede tardi, ma soprattutto nessuno che allontani la possibile minaccia con un calcione) e le conseguenze. Se perdi dalla Macedonia del Nord che, peraltro, nel girone con la Germania, aveva vinto 2-1 fuori casa, non hai diritto nemmeno alle attenuanti.

I nostri avversari hanno fatto due tiri in porta. Uno, sempre di Trajkovski, parato (45’) e il gol. Tuttavia, si era capito intorno alla mezz’ora del secondo tempo, con l’ingresso in campo di Spirovski e Askovski, che l’allenatore Milevski, fedele ad un 4-4-2 difensivo, avrebbe voluto cercare qualcosa di diverso. L’Italia, sfiatata e confusa, ha lasciato qualche metro di campo in più agli avversari, presentandosi sempre meno nella metacampo della Macedonia. E quando è accaduto, si ripetevano gli errori del primo tempo. Troppa frenesia, molte imprecisioni,  impacci ed esitazioni, cross prevedibili, anticipi continui. Una brutta prestazione, non certo mitigata da quel paio di occasioni capitate sui piedi di Berardi, la prima delle quali, al 29’ del primo tempo, davvero clamorosa. Sull’errore del portiere Dimitrievski, il calciatore del Sassuolo è stato bravo ad arpionare il pallone, ma, mentre ancora la porta era ancora spalancata, ha esalato un tiro molle e quasi centrale sul quale il numero 1 macedone ha avuto la forza di rimediare bloccando.

Solletico puro, invece, un tiro di Immobile in caduta (alto), una conclusione di Insigne (deviata) e un’iniziativa di Bastoni, arrivato fino in area, dove ha preteso di servire ancora Immobile, sempre posizionato dietro all’avversario. Per contro, a cinque minuti dal riposo, su errore di Gianluca Mancini, Churlinov si è involato verso l’area prima di essere recuperato provvidenzialmente da Florenzi. In un modo o nell’altro, il più continuo, in fase offensiva, è stato Berardi che, però, un po’ è diventato leggibile con la sua pretesa del sinistro sul secondo palo, un po’ è stato impreciso con una conclusione di destro, un po’ sfortunato quando Alioski, ormai nell’area del portiere, ha deviato una mezza girata destinata dentro.

Detto tutto questo, che è poco, di cosa vogliamo discutere? Saremmo quasi certamente usciti per mano del Portogallo o della Turchia, ma se non arriviamo neanche a giocarcela, perdendo dalla numero 73 del ranking Fifa, vuol dire che il terzo mondo prossimo venturo siamo noi. E che la vittoria dell’Europeo è stata un’eccezione. Meravigliosa ma unica. E, a qualche mese di distanza, propiziata da un’irrinunciabile fortuna. 

:(actionzone)

IL TABELLINO
Italia-Macedonia del Nord 0-1 (0-0)

Marcatori: 45'+2 st Trajkovski (M)

Italia (4-3-3): Donnarumma; Florenzi, Mancini (44' st Chiellini), Bastoni, Emerson; Barella (32' st Tonali), Jorginho, Verratti; Berardi (44' st Joao Pedro), Immobile (32' st Pellegrini), Insigne.
Ct: Mancini

Macedonia del Nord (4-4-2): Dimitrievski; S. Ristovski, Velkoski (41' st Ristevski), Musliu, Alioski; Churlinov, Ademi (13' Ashkovski), Bardi, Nikolov (13' st Spirovski); Trajkovski, M. Ristovski (27' st Miovski).
Ct: Milevski

Arbitro: Turpin

Ammoniti: Spirovski (M)
Espulsi: