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L’Italia è campione d’Europa. Cinquantatré anni dopo il trionfo di Roma, Roberto Mancini eguaglia Ferruccio Valcareggi, sbanca Wembley al cospetto dell’Inghilterra e del suo pubblico e mette le mani su un trofeo che negli ultimi vent’anni c’era sfuggito due volte in altrettante finali.

Come contro la Spagna, decisivi sono stati i calci di rigore e portentoso è stato Gigio Donnarumma che ne ha parati due: a Sancho e a Saka che ha battuto l’ultimo consegnandoci la certezza della vittoria.

Il nostro portiere, che è stato premiato anche come migliore giocatore del torneo, è stato fondamentale, ma sarebbe ingiusto limitarsi a questo. L’Italia avrebbe meritato di vincere la finale ben prima della soluzione ai calci di rigore. Ha subìto solo nella prima parte del primo tempo, quando l’Inghilterra è partita in tromba e ha segnato subito (Shaw dopo due minuti, assist di Trippier, dormita di Di Lorenzo) e la nostra nazionale ha sbandato rischiando di innervosirsi e non trovando il filo del gioco per quasi una ventina di minuti.

Ma, una volta capito che l’Inghilterra non difendeva a tre ma a cinque e sempre più spesso con otto uomini dietro la linea della palla, l’Italia ha ripreso coraggio, ha reperito l’iniziativa che aveva smarrito nella partita con la Spagna ed è tornata ad essere quella poderosa macchina da gioco che avevamo visto nel girone di qualificazione e, soprattutto, nella sfida con il Belgio

Purtroppo anche questa volta abbiamo patito l’assenza di un vero attaccante centrale. Immobile, a dispetto del mio pronostico, non solo non ha segnato, ma si è confermato a livelli decisamente insufficienti per una manifestazione di questo livello.

Belotti, entrato solo nei supplementari, non ha fatto meglio e ha avuto anche il torto, al pari di Jorginho, di sbagliare dagli undici metri. Nonostante tutto questo e facendo ricorso al finto nove (prima Insigne e poi Bernardeschi), gli azzurri hanno giocato una gara magnificamente generosa. 

Più passava il tempo e più il dominio diventava schiacciante. Federico Chiesa è stato il più pericoloso sotto porta e, in almeno due occasioni, è andato vicino al pareggio. Nel primo tempo con una conclusione da fuori (35’), nella ripresa (62’) costringendo Pickford ad una deviazione bassa vicino all’angolo. 
Ma Chiesa, sostituito da Bernardeschi solo a cinque minuti dal novantesimo per una distorsione alla caviglia, è stato anche in grado di servire un assist a Insigne (57’) che, quasi dalla linea di fondo, ha chiamato il portiere inglese ad una opposizione con il corpo. 

Dell’Inghilterra nessun segnale né preciso, né concreto. Così, quando al 68’, è arrivato il pareggio si è compiuto un atto di giustizia. E’ avvenuto con Cristante in campo al posto di Barella (prestazione opaca) e con Berardi che aveva preso il posto di Immobile. Dalla bandierina ha battuto Chiesa, all’altezza del primo palo è piombato proprio Cristante che ha allungato in mezzo all’area dove Stones ha sotterrato Chiellini. Sarebbe stato rigore netto se sul pallone non fosse intervenuto Verratti di testa. Palla contro il palo e Bonucci, da due passi, a ribadirla in gol. 

Da lì alla fine delle partita e almeno per l’intero primo tempo supplementare ha giocato solo l’Italia, mentre Southgate toglieva Trippier per inserire Saka. L’Inghilterra passava a quattro dietro e si pensava che il nuovo sistema di gioco fosse la premessa per una manovra più offensiva. Ma dopo il pari i bianchi sembravano sgonfi e sono sicuro che, se Chiesa, non fosse uscito, l’Italia avrebbe vinto già al supplementare

Intanto Berardi aveva sprecato un grande allungo di Bonucci (72’) mentre Henderson aveva preso il posto di Rice. 

Anche nel primo supplementare, comunque, l’occasione ce l’ha avuta l’Italia con Bernardeschi che, su assist invitante di Emerson, ha mancato la deviazione aerea. 

Il finale, invece, è stato tutto dell’Inghilterra e se Chiellini non avesse sfoderato un paio di salvataggi dei suoi (spettacolare uno su Sterling) forse non saremmo nemmeno arrivati all’epilogo dagli undici metri.

Curiosamente, ma non troppo, il ct degli inglesi ha chiuso con sette attaccanti e gli ultimi due, Sancho e Rashford, inseriti solo perché rigoristi. Hanno sbagliato entrambi (Rashford sul palo esterno, Sancho parato). Fallire gli ultimi tre rigori è stato fatale all’Inghilterra e glorioso per l’Italia (a bersaglio Berardi, Bonucci e Bernardeschi). Ma quando hai un fenomeno come Donnarumma in porta tutto è possibile.

La Coppa è andata nella direzione giusta e Mancini merita un encomio solenne. E’ stato il primo a crederci, coinvolgendo tutti i suoi ragazzi. L’Italia non è la squadra migliore d’Europa, ma quella che ha giocato il calcio più bello, più propositivo e più corale. Giusto che siamo noi, alla fine, ad alzarla sotto cielo di granito di Londra. Dall’alto non poteva che lacrimare.



IL TABELLINO

Italia-Inghilterra 4-3 dcr (1-1)

Marcatori: 2' Shaw (Ing), 67' Bonucci (Ita).

Italia (4-3-3): Donnarumma; Di Lorenzo, Bonucci, Chiellini, Emerson (118' Florenzi); Barella (54' Cristante), Jorginho, Verratti (96' Locatelli); Chiesa (86' Bernardeschi), Immobile (55' Berardi), Insigne (91' Belotti). Ct. Mancini.

Inghilterra (3-4-3): Pickford; Walker (120' Sancho), Stones, Maguire; Trippier (70' Saka), Phillips, Rice (74' Henderson) (120' Rashford), Shaw; Mount (99' Grealish), Kane, Sterling. Ct. Southgate.

Arbitro: B. Kuipers (Olanda).

Ammoniti: 47' Barella (Ita), 55' Bonucci (Ita), 84' Insigne (Ita), 90+6' Chiellini (Ita), 106' Maguire (Ing), 114' Jorginho (Ita).