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Il successo mondiale della pallanuoto italiana maschile e il successo televisivo delle italiane calciatrici, insieme con le complessivamente belle perfomances di nostri pallavolisti, pallavoliste, cestisti, cestiste e pallanuotiste possono suggerire se non addirittura imporre l’idea di un popolo - il nostro, toh - portato al gioco di squadra inteso come senso della collaborazione, del sacrificio e dell’impegno comune, nonché si capisce del duro lavoro di gruppo. Persino lavoro di coppia: si pensi ai tuffi in doppio o al nuoto sincronizzato, donna più donna/e e anche donna più uomo. I Giochi olimpici di Tokyo 2020 annunciano già una buona partecipazione cioè qualificazione azzurra alle competizioni di squadra (calcio escluso), e pazienza se ci sono problemi forse insormontabili nel rugby (a sette), nel baseball e nel softball. 

Però bisogna precisare: popolo sportivo italiano. Il popolo nostrano tutto, nel suo insieme, quello che comprende ma evidentemente non condiziona, non contagia il popolo sportivo (e purtroppo non è da esso condizionato, contagiato, se non a livello di pratica del divismo e del bla-bla-bla or anche tecnologico), adotta e frequenta comportamenti che sono l’esatto contrario di quelli utili anzi necessari per vincere o comunque comportarsi bene nello sport. Si può anche arrivare a pensare che lo sport, con le sue regole, le sue leggi, le sue usanze funzioni bene qui in Italia, almeno a livello di squadra, proprio perché pratica modi di fare di vivere, di sopravvivere diversi se non opposti agli usi e costumi del popolo italiano nel suo insieme. E addirittura diverrebbe così lecito pensare a un'ottima organizzazione, dal Coni alle federazioni ai movimenti giovanili di reclutamento e avviamento allo sport, in controtendenza rispetto alla cosa pubblica nazionale (in attesa di capire se il nuovo Coni, in corso di modellazione anche pesante da parte del nuovo governo, riuscirà ancora a ben funzionare almeno come prima). 

E poi c’è il problema/mistero del calcio, che non partecipa assolutamente all’allarme appunto del Coni per l’”attentato” governativo alla sua funzionalità e alla sua essenza: dando l’impressione – realisticamente legittima ma non positiva, secondo chi scrive - di infischiarsene, in quanto superiore a certe vicenduole di potere politico e in grado di gestire e godere la sua autonomia, addirittura sovrapponendosi a uno stato che in fondo ha bisogno del gioco del pallone, doping e sonnifero insieme. 

Qui comunque ci limitiamo al calcio giocato, sul campo. Quello che con gli azzurirni ha fallito la qualificazione olimpica, nonostante il torneo ad hoc organizzato proprio in Italia, quello che sempre con i giovani si è dovuto accontentare di un quarto posto in Europa, quello che con la Nazionale massima tarda a convincere (verbo che spesso vuol dire semplicemente vincere), nonostante l’impiego di giocatori italiani acquisiti e italiani scovati o riesumati all'estero. 

Quali le ragioni per cui quello sport di squadra chiamato calcio italiano coglie meno successi di altre discipline meno praticate, assai meno ricche quando non assai povere, magari costrette – la Nazionale delle azzurre calciatrici così lontane e diverse dai colleghi maschi  - a godere sin troppo per il successo quanto meno mediatico, sicuramente non legato ai risultati, che sono stati appena appena decorosi? Risultati forse sin troppo omaggiati anche per via di un maschilismo male inteso, che si è autoassolto deificando le giocatrici, o a un femminismo che non ha trovato altre piazze dove comiziare con altrettanto successo. Il calcio italiano ricco e possente, però senza Olimpiadi e tutto sommato con un ranking mondiale basso. Il calcio che ferma o spinge o dirotta il Bel Paese, ma vede le fasi finali delle grandi coppe internazionale senza nostra partecipazione. 

E già che siamo in vena di rifilare misteri, cosa dobbiamo pensare delle nostre donne fortissime nel nuoto ma brave anche nell’atletica, nel tiro a segno ma anche nel surf, espresse comunque da un popolo di (ex?) casalinghe di Voghera bonarie e soffici, e di creature decisamente femmine che preferiscono la bellezza dolce delle madonne a quella piccante dei muscoli alla maschietta?