128
L’Italia non si ferma (9-1 all’Armenia) e ogni volta si fa più bella e più spietata.

Piace per come e quanto gioca, per il pressing e la pressione, gli strappi e i triangoli, le variazioni di ritmo, l’unità di intenti, la generosità, la corsa. Palla sempre tra i piedi, iniziativa costantemente attivata, comando del gioco, dominio delle situazioni. Le vittorie consecutive diventano undici, dieci nell’anno solare 2019, altrettante nel girone di qualificazione, il che significa aver battuto tutti sia all’andata che al ritorno.

Al di là dei primati, l’Italia è una Nazionale che si propone come qualcosa di nuovo nel panorama internazionale che solo due anni fa ci aveva espulso dalle nazionali migliori del mondo. Contro l’Armenia l’impegno era facile, ma quante volte in passato, abbiamo assistito a prestazioni scialbe o insignificanti quando il risultato non contava nulla?

Adesso tutto è cambiato e il protagonista di una mutazione che può essere epocale è stato Roberto Mancini, il c.t. che ha ricostruito dal nulla una Nazionale ferita e depressa. Prima di lui la gente faticava a ricordare gli impegni degli azzurri. Adesso stadi pieni (27 mila a Palermo) e ascolti molto alti.

Perché a vedere la Nazionale ci si diverte e, a quanto pare di capire, anche giocarci deve essere un piacere. Per zittire l’Armenia l’Italia ci ha messo due minuti (8’ gol di testa di Immobile da cross di Chiesa, 9’ raddoppio di Zaniolo su assist di Immobile), per azzerarla poco più di mezz’ora (Barella su lancio di Bonucci al 29’, Immobile al decimo gol su servizio di Zaniolo al 33’).

Un paio di gol – e sarebbe stata la prima doppietta in azzurro come per Zaniolo – li avrebbe meritati anche Federico Chiesa che ha colpito un palo per tempo con due tiri bellissimi. Mancini non sarà certo stato contento di alcuni palloni persi nella ripresa, come non ha gradito due errori in disimpegno di Bonucci. Nel primo caso Karapetyan aveva trovato il modo di saltare Sirigu. Ma a dirgli no, provvidenzialmente, è stata la traversa.

Tuttavia Mancini sa – e lo sa perché lo dice – che una squadra proiettata all’attacco lascia qualche occasione agli avversari. L’importante è pensare positivo e cercare ogni volta il gol da fare subito dopo, anche a costo di rompere gli argini. Infatti nella ripresa l’Italia ha maremaldeggiato. Hanno segnato Zaniolo (che così ha fatto doppietta), Romagnoli da mischia, Jorginho su rigore, Orsolini e Chiesa, entrambi di testa.

Orsolini aveva preso il posto di Barella e, oltre al gol, ha conquistato il rigore e fornito il cross per la marcatura di Chiesa. Il fiorentino, poco prima, aveva fatto lo stesso. Questa è l’intesa.

Peccato – si fa per dire – che Meret, ventiquattresimo esordiente della gestione Maldini, si sia fatto sorprendere da un tiro di Babayan (ma l’errore l’aveva commesso Jorginho). 

E peccato – si fa sempre per dire – che tra i tanti record, l’Italia di Mancini non abbia battuto quello del 1948 quando gli azzurri, all’Olimpiade, superò gli Stati Uniti per 9-0.

Spiace che l’Europeo non si giochi già domani. Forse non lo vinceremmo (ma io penso di sì), però saremmo di sicuro tra le prime quattro.



IL TABELLINO:


Italia-Armenia 9-1

Reti: 8' e 33' Immobile (I), 9' e 64' Zaniolo (I), 29' Barella (I), 72' Romagnoli (I), 75' rig. Jorginho (I), 78' Orsolini (I), 79' Babayan (A), 81' Chiesa (I)

ITALIA (4-3-3): Sirigu (77' Meret); Di Lorenzo, Bonucci (69' Izzo), Romagnoli, Biraghi; Tonali, Jorginho, Barella (46' Orsolini); Zaniolo, Immobile, Chiesa. Ct: R. Mancini

ARMENIA (5-4-1): Airapetyan; Hambartsumyan, Haroyan, Calisir, Ishkhanyan (69' Sarkisov), K. Hovhannisyan; Babayan, Grigoryan (60' Simonyan), Edigaryan (82' Avetisyan), Berseghyan; Karapetyan. Ct: Khashmanyan

Ammoniti: Haroyan (A).