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Da Santon a Motta, le nuove leve che tradiscono Prandelli. Si perdono troppo in fretta e non solo per colpa delle società.

Ci sono situazioni in cui si vorrebbe essere vissuti in un’altra epoca. Prendete Prandelli. Si guarda in giro e non trova i giovani con cui rinnovare la Nazionale dopo il disastro del Mondiale sudafricano. Se fosse diventato commissario tecnico un quarto di secolo fa avrebbe attinto a un’Under 21 in cui giocavano Zenga, Vialli, Mancini, Francini, Giannini, De Napoli, Riccardo Ferri, Cravero, Donadoni e Matteoli. Praticamente aveva già pronta la squadra per affrontare il nuovo ciclo, esattamente come fece Azeglio Vicini quando succedette nell’86 a Bearzot. Un paio di mesi dopo aver perso la finale di categoria ai rigori con la Spagna, quei ragazzi formavano l’ossatura dell’Italia che si qualificava per gli Europei e nel ‘90 giocarono il Mondiale.

I buoni propositi non bastano, ci vuole anche fortuna per applicarli. Prandelli è caduto nel momento in cui il calcio italiano non l’aiuta a cambiare. «Il campionato è ricco per tutti ed è povero per me», ha detto lunedì. «I giovani ci sono, bisogna avere la pazienza di aspettarli», gli ha risposto Casiraghi. Aspettarli quanto? A scorrere l’elenco dell’Under 21 non si scorge un gruppo che può servire subito a Prandelli. A tempi brevi si propongono Ranocchia e De Silvestri, forse ci sarà spazio a centrocampo per Poli che deve riprendersi da un infortunio. Gli altri sono ancora una scommessa: molti giocano in B e non si collaudano nel grande calcio, alcuni come Giovinco sono bloccati dagli infortuni oppure come Macheda si stanno facendo un nome nel Manchester United ma con spazi limitati (a gennaio Macheda potrebbe però tornare in Italia nella Lazio e farsi un’esperienza più robusta).