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L’Albania ieri sera e l’Austria domenica, invece della Francia e del Brasile. Due amichevoli, invece di due gare ufficiali in Qatar. E’ questa la triste, ma giusta, punizione per la nostra Nazionale, costretta per la seconda volta a guardare in tv il Mondiale degli altri. La botta risale al 24 marzo, quasi otto mesi fa, ma il tempo in questo caso non ha aiutato a dimenticare. E anzi, proprio nei prossimi giorni ci renderemo conto che abbiamo toccato il fondo. La ferita sanguinerà sempre di più, osservando in primo luogo la Svizzera che ci ha eliminato, e più in generale le altre Nazionali, soprattutto quelle meno titolate di noi, che proveranno l’emozione di giocare e meglio ancora vincere le partite in un Mondiale.

L’errore più grande che possiamo commettere durante questo nostro periodo da guardoni è quello di continuare ad attribuire alla sfortuna, o a circostanze irripetibili, il secondo fallimento della nostra Nazionale, ancora più grave del precedente prima di tutto perché stavolta l’Italia era arrivata seconda dietro la Svizzera e non la Spagna come con Ventura c.t., e poi ha perché ha perso lo spareggio con la Macedonia del Nord e non con la Svezia come allora, senza dimenticare il piccolo particolare che gli azzurri avevano vinto l’anno prima l’Europeo. Così l’Italia ha fatto la stessa, brutta, fine della Danimarca campione d’Europa nel 1992 ma non qualificata per il Mondiale del 1996, e della Grecia campione d’Europa nel 2004 ma non qualificata per il Mondiale del 2006. Un ballo da cenerentola, insomma, un lampo nel buio, testimoniato dal deludente cammino verso la qualificazione mondiale, che abbiano fallito non soltanto nello spareggio contro la Macedonia del Nord. Ricordare, per credere, i quattro pareggi in cinque gare a cavallo dell’unico successo contro la Lituania: l’1-1 all’esordio in casa contro la Bulgaria, seguito dallo 0-0 contro la Svizzera in trasferta e dall’1-1 contro la Svizzera a Roma, con l’ultimo 0-0 a Belfast contro l’Irlanda del Nord. Prendersela con Jorginho per i due rigori sbagliati contro la Svizzera è fuorviante, perché l’Italia aveva il dovere di battere la Bulgaria e l’Irlanda del Nord. A quel punto la Macedonia del Nord ha rappresentato la trappola finale, senza alcun alibi perché i due gol realizzati nei quattro pareggi erano già un campanello d’allarme che Mancini non aveva raccolto.
Il problema, quindi, è proprio l’atteggiamento del tecnico che sembra vivere nel suo mondo, perché ha già detto che vuole vincere il prossimo Mondiale, prima ancora di qualificarsi per quello e per il precedente europeo. La strada è ancora lunga, quindi, e non possono essere certamente queste amichevoli a favorire la crescita della squadra se ogni volta si fanno esperimenti convocando 30 giocatori, molti dei quali vanno e vengono e tornano a casa subito, proprio perché la Nazionale sembra un albergo con le porte girevoli in cui tutti entrano ed escono con grande facilità. La conferma è la taglia extralarge dell’Italia di Mancini che ha convocato 99 giocatori in quattro anni! L’ultimo colpo di tacco di Mancini, che vorrebbe stupire come quando giocava, è stata la convocazione del sedicenne Pafundi dell’Udinese, tra la sorpresa della stessa società friulana, subito all’esordio contro l’Albania, dopo aver assegnato la maglia numero 11, un tempo indossata dal mitico Gigi Riva, tuttora re dei goleador azzurri con 35 reti, allo sconosciuto Gnonto. Non è così che si ricostruisce una Nazionale competitiva, perché battere l’Albania serve soltanto per le statistiche, accarezzando record inutili sull’età dei nuovi azzurri, che si aggiungono al record ben più importante, e più grave, di avere fallito per la seconda volta consecutiva la qualificazione al Mondiale. E così al danno per questa ferita si aggiunge la beffa per l’infortunio di Tonali che fa tremare il Milan. Perché un conto è farsi male in una gara da tre punti e un altro uscire in barella in una inutile amichevole.