46
Sono ingrato e irriconoscente se, dopo essermi quasi commosso a Sky per le prodezze delle nostre ragazze e della loro allenatrice, mi chiedo: si poteva fare qualcosa di più? Abbandonati i toni elegiaci, rimossi retorica e nazionalismo, attenuata l’emozione, il Mondiale di calcio femminile dell’Italia merita di essere valutato con la freddezza necessaria che si deve alle grandi, ma purtroppo non alle grandissime imprese. Quando mai ci ricapiterà di poter essere tra le prime quattro del mondo e contemporaneamente avere conquistato un posto per l’Olimpiade che, per noi calciofili al femminile, equivale all’araba fenice?  L’approdo ai quarti eguaglia il piazzamento del 1991 (quando però le partecipanti erano dodici), i tre gol di Cristiana Girelli e Aurora Galli, pur non intaccando il primato di Carolina Morace (quattro), si avvicinano molto al meglio possibile. Tuttavia perdere due gare su cinque (anche se quella con il Brasile è stata indolore) e avere ceduto completamente il secondo tempo all’Olanda lascia qualche recriminazione.

Ha ragione la c.t. Milena Bertolini quando indica nella stanchezza e nella pochissima esperienza le ragioni della nostra uscita. Però, se per l’esperienza nulla si può fare, la fatica andava gestita in un’altra maniera. Come? Per esempio utilizzando più delle diciassette calciatrici impiegate. Si dirà: Milena era priva della titolarissima centrale difensiva Cecilia Salvai (infortunata gravemente) e aveva le giocatrici contate a centrocampo. Il primo rilievo è inoppugnabile, ma sul secondo qualcosa va detto: è probabile per non dire certo che Parisi non fosse in condizione di giocare (e infatti non ha giocato) e che i pochi minuti accumulati in stagione da Rosucci rappresentassero una garanzia ridotta. Allora perché non convocare Alborghetti che, tra l’altro, ha una struttura fisica da olandese? E’ vero che sia Rosucci, sia Parisi avevano contribuito alla maglia azzurra rimettendoci letteralmente gambe e ginocchia e che la riconoscenza è un valore prioritario nella scala della nostra c.t., però il sacrificio cui è stata sottoposta la rosa è stato eccessivo.

Spero che la c.t. non se ne abbia a male (siamo amici da sempre) e che prenda bene le mie osservazioni. Ma, se come ha detto e tutti pensano, una sconfitta ti insegna sempre qualcosa, io credo che qualche dubbio sia benefico. Detto poi che tatticamente abbiamo giocato un calcio coraggioso e di iniziativa, va rilevato che in fase difensiva abbiamo subìto gol solo sui calci piazzati. Passi per i due calci di rigore, di cui uno (quello con il Brasile) totalmente inventato dall’arbitro e convalidato dalla Var, ma contro l’Olanda abbiamo preso due gol di testa da situazioni simili. La nostra Nazionale in queste situazione si dispone a zona (e fin qua non c’è nulla di male), ma se, come nel primo caso, a saltare vanno Cernoia e Sabatino, non propriamente due colossi, significa che qualcosa non ha funzionato. I più avvertiti tra gli osservatori avranno notato come anche la linea (e in particolare la seconda giocatrice che la componeva) non sia scalata in avanti, ma se si gioca contro delle giogantesse non ci si può arrendere solo perchè loro sono più alte. Anche perchè il calcio non è il basket.

Sono onesto: contro l’Italia stanca e afflosciata dal caldo, questa Olanda avrebbe vinto ugualmente e quindi nessuno è autorizzato ai rimpianti, nemmeno per le due occasioni che, nel primo tempo, giocato alla pari, hanno avuto Bergamaschi e Giacinti (più la prima della seconda). Però qualche riflessione fa bene, soprattutto nel momento in cui il grande pubblico ha scoperto il calcio femminile: avere una platea vasta significa aumentare la misura delle responsabilità, perchè la fama esige sempre un prezzo da pagare.
Dopodichè non basta una manifestazione giocata alla grande e diffusa dai media come meglio non si poteva per dire che il calcio femminile ha svoltato: le tesserate sono ancora sotto le trentamila (contro le 160 mila dell’Olanda, una nazione grande come la Lombardia), a settembre ripartirà un campionato che ciclicamente, e a prescindere dall’ingresso dei club professionistici maschili, presenta qualche problema: il Chievo Valpolicella, che si era salvato dalla B all’ultima giornata, non si iscriverà (dovrebbe essere ripescato il Pink Bari). Una storica società del Veneto è in gravi difficoltà nonostante anni di gestione eccellente e non si sa in quali condizioni comincerà la stagione. Insomma, spente le luci del Mondiale, è necessario tornare a lavorare.