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Alla veneranda età di 77 anni, di cui 46 trascorsi nella Fifa occupando le poltrone di direttore tecnico, segretario generale e tetrapresidente, Joseph Blatter continua a mostrare un inquietante sprezzo del ridicolo. 

Le sue dichiarazioni contro le proteste dei brasiliani, scesi in piazza per denunciare il rincaro delle tariffe dei mezzi pubblici, gli sprechi e le spese folli sostenute in vista del mondiale 2014 e dei Giochi 2016, hanno comprensibilmente mandato in bestia i brasiliani medesimi. Ai quali, per prima cosa, manifestiamo tutta la nostra solidarietà, aggiungendo che il giorno in cui Blatter verrà cacciato dalla Fifa sarà come se ogni Nazionale avesse vinto un mondiale. Haiti e Tahiti comprese. 

Ha sentenziato Blatter, quello che il 9 luglio 2006, a Berlino, non premiò gli azzurri campioni del mondo, salvo strisciare davanti a loro due anni dopo, in un albergo romano, dicendo che era stato tutto un malinteso: "Chi protesta, non dovrebbe usare il calcio per le proprie rivendicazioni. Il calcio è molto più importante di tutto questo. Il Brasile ha chiesto i Mondiali, non siamo stati noi ad imporli. I brasiliani sapevano che, per organizzare una buona edizione dei Mondiali, dovevano costruire stadi. Ma insieme agli impianti ci sono altre opere: strade, hotel, aeroporti. Fanno parte dell'ereditá che i Mondiali lasceranno per il futuro".

Non una parola, non un cenno, non un moto di simpatia, vicinanza, sostegno verso le centinaia di migliaia di uomini, donne, ragazzi e ragazze che, in questi giorni, sono in rivolta nelle strade delle principali città brasiliane reclamando maggiore giustizia sociale, interventi per le fasce più povere di una popolazione che ama sicuramente il calcio. Ma amerebbe ancora di più che il denaro pubblico non venisse scialacquato in nome dei Mondiali, delle Olimpiadi o di tutte e due. E, inoltre, non esiste calcio, non esiste partita, non esiste mondiale che sia più importante del diritto di protesta di un popolo. Questo, il signor Blatter se lo deve ficcare in testa una volta per tutte.

Certo, per capire con chi abbiamo a che fare, bastano alcuni precedenti, senza dimenticare le modalità di assegnazione alla Russia dei mondiali 2018 e al Qatar dei mondiali 2022 che hanno scatenato l'inferno.

Blatter è quello che ci ha messo dieci anni per varare in questa Confederations Cup -  ma in fase sperimentale sia chiaro -  la tecnologia sul gol-non gol.

Blatter è quello che non vuole la moviola in campo. 

Blatter è quello che si è inventato il golden gol e il silver gol e poi se li è rimangiati, giusto il tempo necessario perchè l'Italia venisse scippata del titolo europeo 2000 nella finale decisa da Trezeguet.

Blatter è quello che voleva abolire gli inni nazionali, allargare le porte per segnare più gol, dividere i 90 minuti in quattro frazioni, in modo tale da imbottire gli intervalli di spot pubblicitari.

Blatter è quello che ci ha messo quattro mesi per cancellare la squalifica di 4 anni che, nel 2010,  la federazione africana  aveva inflitto al Togo la cui Nazionale rimase vittima di uno spaventoso attentato terroristico mentre viaggiava verso l'Angola, teatro della Coppa d'Africa.  L'autista e quattro membri dello staff rimasero uccisi; due giocatori furono gravemente feriti. Il Togo si ritirò dalla competizione, ma venne scandalosamente punito dalla federazione africana. Blatter si svegliò solo in maggio.

Xavier Jacobelli

Direttore Editoriale www.calciomercato.com