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Indipendentemente da come finirà a Doha, nella finale di Supercoppa che l’oppone al Napoli, non ci sono dubbi: la Juve è la Squadra dell’Anno 2014. Lo sanciscono il record assoluto di 95 punti conquistati in campionato nell’arco dei dodici mesi; il terzo scudetto consecutivo firmato Conte; l’avvio felice dell’era Allegri che, prima di Natale, vede i bianconeri primi in classifica con 3 punti di vantaggio sulla Roma con Tevez capocannoniere (10 gol) e qualificati agli ottavi di finale di Champions League dove, in febbraio, affronteranno il Borussia Dortmund.
 
Il fatto è che, suo malgrado, in questo momento è Garcia il dodicesimo uomo di Allegri. Il tecnico franco-spagnolo vive il periodo più difficile da quando guida i giallorossi. In dicembre la Roma ha avuto tre chances all’Olimpico e le ha sprecate: ha pareggiato con il Sassuolo e con il Milan, è stata sconfitta dal City ed eliminata dalla Champions League. Garcia continua a sbagliare formazione: bistratta Destro, pur essendo il miglior marcatore della sua gestione (17 dei 100 gol romanisti portano la firma dell’azzurro); tiene troppo in panchina Ljajic, manda in campo Maicon anche se non è al cento per cento; non garantisce a Totti il supporto di un centrocampo che gli eviti sforzi atletici proibitivi per un trentottenne, per quanto fuoriclasse egli sia. 

La Juve si volta indietro e, oltre la Roma, scopre che le altre sono lontane lontane. Dodici punti sotto i bianconeri ci sono la Lazio che ha sfiorato il colpo a San Siro dove Anderson ha colpito due volte l’Inter di Mancini, capace però di riagguantare i biancocelesti con il capolavoro di Kovacic e la zampata di Palacio, finalmente fuori dal tunnel. La bagarre per l’Europa è totale: Lazio, Napoli e Samp terzi, poi ci sono 6 squadre fra i 26 punti del Genoa e i 21 dell’Inter. 
Un passo dopo l’altro sale il Milan di Inzaghi che dimostra di imparare in fretta il mestiere di allenatore di serie A. In coda, mentre Zeman barcolla e il Parma precipita, in attesa di sapere chi siano esattamente i nuovi padroni della cordata russo-cipriota-albanese, rialza la testa il Cesena. Il pareggio in extremis colto a Reggio Emilia dimostra come Di Carlo abbia subito toccato le corde giuste: una lezione per chi dimentica che la salvezza si conquista sudando e lottando. Ogni riferimento ai fantasmi atalantini, vagolanti nel primo tempo con il Palermo, non è puramente casuale.

 
Pindarico e natalizio epinicio per Carlo Ancelotti, 55 anni, 30 titoli in carriera (16 da allenatore, 14 da giocatore), neocampione del mondo per club con il Real Madrid al quale,  in questo magico 2014, aveva già portato in dote la decima Coppa dei Campioni, la Copa del Rey e la Supercoppa Europea. Mai, nei suoi 112 anni di vita, il Real aveva conquistato quattro trofei in un anno solare: ora, la Casa Blanca conta 18 titoli internazionali, tanti quanti il Milan e il Boca Juniors; gli egiziani dell’Al Ahly sono a 19, anche se Galliani storce il naso). Ancora: il successo sul San Lorenzo nella finale di Marrakesch ha portato a 22 le vittorie consecutive del Real che nel 2014 ha segnato 178 gol in 63 partite e ha perso solo 7 gare. Si capisce perché in Spagna, il signore di Reggiolo sia stato ribattezzato Carlo Magno. Chissà se Berlusconi lo rimpiange.


Xavier Jacobelli
Direttore Editoriale www.calciomercato.com