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  • Jacobelli: Milan, Galliani non vola più con Silvio. Dall'elicottero a Milanello è scesa Barbara: rivoluzione Berlusconi

    Jacobelli: Milan, Galliani non vola più con Silvio. Dall'elicottero a Milanello è scesa Barbara: rivoluzione Berlusconi

    Ci sono immagini bisognose di pochi commenti. Barbara Berlusconi che scende dall'elicottero accanto al padre, sul prato di Milanello, in visita alla squadra prima dell'Ajax, è la certificazione mediatica di una vittoria totale dell'Erede al Trono sull'assente Numero Due.

    Lo stesso che, nell'86, l'anno della presa di potere in Via Turati, atterrò con la squadra sul prato dell'Arena di Milano, coprotagonista del primo, spettacolare raduno elitrasportato in serie A di una squadra di calcio.

    Sono trascorsi quasi ventotto anni,  decisamente straordinari: hanno visto Galliani contribuire in maniera determinante ad allineare in bacheca 28 trofei, fra nazionali e internazionali e compiere la missione che il presidente gli aveva affidato ("Diventare la squadra più titolata del mondo"). Ma, adesso, è arrivato il tempo del cambiamento, com'è giusto che sia. 

    Nell'aprile del 2011, Barbara è diventata consigliera d'amministrazione del Milan. In tutto questo tempo, ha studiato, ha visto, ha capito, ha deciso. Il padre l'ha designata presidente e sarà lui a stabilire quando e come procedere al passaggio ufficiale delle consegne. La strada è stata tracciata e indietro non si torna.

    A 29 anni, la terzogenita dell'ex premier ha il diritto di comandare e di essere giudicata sulla base dei risultati che avrà ottenuto. Si può discutere sui tempi e sulla forma della rottura con Galliani, eppure, mai come in questo momento, per il Milan conta la sostanza. 

    Se è vero che "Barbara ha scatenato l'inferno a Milanello", per usare l'espressione paterna, a metà fra lo sconcertato e il divertito, è altrettanto vero che non esistono rivoluzioni indolori.

    Soprattutto se coinvolgono direttamente un personaggio del calibro del sessantanovenne Adriano Galliani, senza ombra di dubbio il miglior dirigente del calcio italiano delle ultime tre decadi. E lo dice uno che non può essere sospettato di partigianeria, essendo sempre stato abituato a scrivere ciò che pensa. In materia di conflitto d'interessi, al signore brianzolo non le abbiamo mai mandate a dire, quand'era uno e trino: braccio destro di Berlusconi nel Milan; altissimo dirigente di quelle che all'epoca si chiamavano Reti Televisive Italiane, marchiate Fininvest; presidente della Lega che trattava i contratti dei diritti tv, materia in cui Galliani è il massimo esperto. 

    Due settimane fa, di fronte alla balcanizzazione di Milanello, Berlusconi padre s'era inventato il Diavolo a due teste proprio perchè la trattativa per tenere aperta la miniera d'oro del calcio italiano (1 miliardo di euro all'anno), nel periodo 2015-2018, è in pieno svolgimento. Il Milan, ovviamente, è fra i primattori, essendo uno dei club più remunerati e Galliani è troppo prezioso per congedarlo ora.

    Ma la strada è tracciata e indietro Berlusconi non  torna. Anche perché, lui per primo è curioso di vedere in azione Barbara. Che, raccontano in società, è molto preparata, è ambiziosa, ama il Milan almeno quanto il padre. Soprattutto, la signora parla chiaro e ha le idee chiare.

    La rivoluzione sarà totale: non riguarderà soltanto gli uomini del nuovo organigramma (da Paolo Maldini, capo designato dell'area tecnica, a chi, da papabile, può diventare rossonero: Seedorf, Fenucci, Pradé, Sabatini, Leonardi, Sean Sogliano per rimanere al totonomi).

    Nuove saranno l'organizzazione degli osservatori, la filosofia aziendale, la strategia di mercato, la struttura e le mansioni del gruppo dirigente.

    Sull'elicottero da cui è scesa Barbara, a Milanello c'era anche questo. Ecco perché Galliani non c'era..

     

    Xavier Jacobelli

    Direttore Editoriale www.calciomercato.com

     

      

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