32
L'ultima pena inflitta a Inzaghi dal masochistico rapporto che lo lega al Milan, è il summit su infortuni e preparazione atletica, della freudiana durata di 90 minuti, tenutosi oggi a Milanello, alla presenza di Galliani. L'incontro sarebbe di normale routine in qualunque altro club, non in questo irriconoscibile Milan dove l'allenatore è sempre sulla graticola: un giorno scopre che se non batte il Verona, Tassotti si prepara a prenderne il posto per fare il traghettatore, essendo in realtà il prescelto Montella. No, invece torna Seedorf, tuttora a libro paga a 206 mila euro netti al mese. Macché, arriverà Spalletti. 
Poi c'è il lato veline di regime: una settimana sì e l'altra pure, sbattono Inzaghi sulle montagne russe. Prima del Cesena dicono che Pippo salterà sicuramente, se non batterà i romagnoli. Il Cesena viene battuto, ma arriva il pareggio di Verona con il Chievo e ricomincia la rumba: ora c'è il turno casalingo con l'Hellas e, si sa, c'è sempre una fatal o il fatal Verona.
Inzaghi sta pagando uno scotto pesantissimo al noviziato, ma non si sottrae alle sue responsabilità, riconosce i propri errori, continua a credere nel proprio lavoro, forse un po' meno nella squadra dove sono troppi quelli che deludono e lo deludono. Ma non è giusto che, sempre e comunque, debba essere lui il capro espiatorio, dopo tre anni e mezzo di mercati sbagliati, scelte sballate, risultati urticanti: 9 punti nelle ultime 9 partite, l'attacco mai così anemico dalla stagione 2006-2007, quella prima posizione lassù, nel lato destro della classifica che a milioni di rossoneri dà fastidio solo a vederla. Perché qui stiamo parlando del Milan, non del Vattelapesca e ai tifosi bisognerebbe parlare con chiarezza dicendo loro che la traversata del deserto non è manco arrivata alla metà.
Invece, il presidente onorario, il quale aveva voluto Seedorf, salvo farlo fuori dopo sei mesi,  vive in un altro mondo, a giudicare dalle dichiarazioni rilasciate in queste mesi; il suo braccio destro, lo stesso che si era dimesso alla fine del 2013 salvo tornare sui propri passi, chiede lumi sulla preparazione atletica, raccomanda attenzione nel recupero degli infortunati e non smentisce che, se Inzaghi non batte il Verona, Inzaghi viene esonerato.
Sullo sfondo, una ridda di congetture smonta e rimonta il Milan che verrà: dall'improbabile acquirente thailandese ai soci arabi che entrerebbero, ma per costruire il nuovo stadio, all'ipotesi dell'azionariato popolare, alle indiscrezioni su Berlusconi che vende. Anzi no. Cerca un partner di minoranza, purché a comandare sia sempre l'ex premier.
Capite che, chiunque sieda sulla panchina del Milan, ogni santo giorno entra in questo tritacarne e, per quanto corazzato sia, se gli va bene, la sera ne esce ammaccato. 
Andrea Distaso, uno degli ottimi esperti Milan di calciomercato.com, sostiene: il Milan non tira in porta, ecco perchè Inzaghi pagherà con l'esonero. Tesi ineccepibile considerato che, da quando conosce Berlusconi, Superpippo si è sentito fare una testa così sul giuoco, il fuorigiuoco, eccetera eccetera.
Ma, se Inzaghi rischia l'esonero perchè il Milan non segna,  non dovrebbe essere esonerato anche chi ha preso quelli che non segnano? Torres, chi era costui? 
Xavier Jacobelli
Direttore Editoriale www.calciomercato.com