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Il calciomercato è pieno di storie e di “follie” che ne hanno segnato l'evoluzione e ne hanno fatto uno dei momenti più attesi dagli appassionati. Ci sono storie che legano calcio (mercato), record, politica e passioni in fili sottili e talmente stretti da renderle uniche e forse irripetibili. Come in questa storia, anche se protagonista è un...calciatore tennista che passerà alla storia come “Mister 105”, scomodando persino Giulio Andreotti.

HASSE GULDFOT - Con gli anni'50 in Italia scoppia la febbre da calciomercato: i presidenti non badano a spese per prendere lo straniero più forte, battendo record su record di spesa. Il muro dei 100 milioni di lire viene infranto per lo svedese Hans Olof Jeppson, campione nazionale studentesco di...tennis! Sì perchè Jeppson è bravo sia con i piedi sia con la racchetta tra le mani. La sua è una storia particolare, sempre in mezzo tra calcio e tennis. A neppure diciotto anni è tra i primi dieci tennisti di Svezia, eppure gioca bene anche a pallone tanto che nel 1948 esordisce con il Djungårdens. La sua definitiva consacrazione nel calcio è del 1950 quando si mette in luce ai mondiali e vince la classifica cannonieri del massimo campionato svedese del 1950/51 meritando il soprannome di Hasse piede d'oro, “Hasse Guldfot” appunto. Un po' tutti si accorgono di lui, anche in Inghilterra, tanto che il Charlton approfitta di un soggiorno di Jeppson in terra d'Albione per ingaggiarlo. Jeppson dunque nel gennaio 1951 si lega al Charlton ma solo come dilettante perchè non vuole perdere quello status per poter continuare a giocare liberamente a tennis. In Inghilterra resta poco, giusto il tempo per rifilare una storica tripletta all'Arsenal, quindi in primavera torna al Djungårdens. Eppure nel suo destino c'è l'estero. E il calcio. L'Italia lo vuole ma lui ancora tentenna: vuole restare dilettante per poter continuare a giocare anche a tennis. Gli viene in soccorso la nuova normativa del CIO di quegli anni che consente di mantenere lo status di dilettante pur diventando professionista nel calcio. È fatta. In ottobre di lui si ricorda l'Atalanta di Turani che per 30 milioni lo porta a Bergamo.

LA RUOTA DEI MILIONI - Da quel momento la vita di Jeppson inizia a girare sulla ruota dei milioni. E dei gol. Il primo anno in Italia segna ben 22 reti facendo rimanere a bocca aperta tifosi e addetti ai lavori. È a questo punto che entra in scena l'armatore sorrentino Achille Lauro che si è fatto una fortuna dando una grossa mano al regime fascista ai tempi dell'impresa di Etiopia. Esponente del legittimismo monarchico, è diventato sindaco di Napoli anche a colpi di frasi ad effetto del tipo “un grande Napoli per una grande Napoli”. Logico quindi che il colpo di mercato dell'estate 1952 debba venire da Napoli. Lauro chiede al serafico Monzeglio, allenatore dei partenopei, chi sia il più forte e questi gli butta lì il nome dello svedese dell'Atalanta. I bergamaschi non hanno tutta questa voglia di cedere Jeppson, ma gli affari sono affari soprattutto se dall'altra parte c'è uno che i soldi li ha e non ha paura ad usarli. Imbastita una più o meno veritiera trattativa con l'Inter, l'Atalanta butta lì una richiesta economica folle ad uso e consumo di Lauro: 75 milioni, se vuoi lo svedese. Lauro non batte ciglio, non solo paga i 75 milioni all'Atalanta ma ne mette anche altri 30 sul conto svizzero personale del giocatore ingaggiandolo per tre anni. In totale fanno 105 milioni di lire che Lauro spende per portarsi a Napoli “Hasse Goldfut” Jeppson, che da allora diventa “Mister 105”, e per far sognare i napoletani. Crolla così il muro dei cento milioni, ed è un momento epocale nella storia del calciomercato italiano.

IL“VETO ANDREOTTI” - I “ricchi scemi” del calciomercato. Eh già. Con gli anni'50 del XX secolo i presidenti delle società di calcio fanno a gara tra loro a chi spende di più per accaparrarsi i migliori – o presunti tali – calciatori stranieri. Tanto che il rischio al quale si va incontro è l'impoverimento dei settori giovanili e, di conseguenza, l'indebolimento in futuro della Nazionale, già orfana da pochi anni dei giocatori del “Grande Torino”. D'altro canto però l'ingaggio degli stranieri aumenta il tasso tecnico e spettacolare della Serie A, facendo del bene a tutto il settore. È un bel dilemma al quale la Federazione, già allora preda di forti interessi contrapposti, decide di...non decidere. Barassi si rivolge dunque direttamente al Governo e nello specifico a Giulio Andreotti che nel 1953 è sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per chiedere un aiuto normativo. Per farla breve, dopo pochi giorni viene emanata la norma, passata alla storia come “veto Andreotti”, in base alla quale viene negato il permesso di soggiorno ai cittadini stranieri che vogliano svolgere l'attività di calciatore in territorio italiano. Con telegramma diretto al CONI sul finire del maggio del 1953 così viene comunicata la decisione: “Informo che, aderendo alle osservazioni prospettate, il ministero dell'Interno di intesa con questa Presidenza e con il ministero degli Esteri ha disposto, allo scopo di tutelare il carattere nazionale delle norme sul giuoco del calcio, che d'ora innanzi non siano concessi permessi soggiorno in Italia ad atleti stranieri che lo chiedano per svolgere attività nelle squadre di campionato”. Come sappiamo sarà un blocco di breve durata. Già nell'estate del 1955 il Consiglio Federale autorizza il tesseramento di un giocatore straniero e di un oriundo, aprendo così un'altra stagione di calciomercato e di vita – non particolarmente felice in verità – della Nazionale.
È CADUTO IL BANCO DI NAPOLI! - Jeppson è napoletano. Napoli e “il” Napoli hanno il loro campione, Achille Lauro la “ricompensa” per i napoletani che lo hanno eletto nuovo sindaco cittadino. Ricompensa molto costosa. Con Jeppson si è superata la soglia dei cento milioni di lire per un'operazione di calciomercato. I tifosi, come ovvio che sia, lo adorano e lo coccolano, ben consapevoli del valore economico del giocatore e speranzosi nel valore tecnico. In occasione della prima partita in casa, quando Jeppson scivola a terra dagli spalti si alza un grido: “ è caduto il Banco di Napoli!” Tutti contenti, se non fosse che i primi tempi napoletani per Jeppson sono davvero duri. Le aspettative sono altissime, l'affiatamento con Amadei molto vago: al termine della stagione 1952/53 Jeppson non ha brillato e il Napoli si è piazzato al 4° posto. I tifosi vogliono di più. L'anno successivo lo svedese brilla con ben 20 reti all'attivo, ma il Napoli non va oltre un deludente 5° posto.

TENNIS & DONNE - Il fatto è che Jeppson non è un fuoriclasse, si è trovato al centro di una vortice molto più grande di lui. A Jeppson piace giocare al pallone, è bravo, ma ama anche altro. Il tennis e le donne. Se poi le donne giocano anche a tennis è fatta. Ha una storia con Silvana Lazzarino, la tennista italiana più famosa del tempo, storia che porta a nuovi dissapori ed incomprensioni con Monzeglio e con lo stesso Lauro. La parabola dello svedese inizia a scendere, Lauro lo svende al Torino quando Jeppson pare si fosse quasi accordato con l'Inter, e lascia Napoli, non prima di essersi sposato, aver vinto un titolo regionale come tennista e aver pagato una salata multa al fisco. Con i granata gioca solo una stagione, piuttosto opaca, mettendo a segno sette reti, due delle quali nel derby vinto contro la Juventus, quindi il ritiro.

(Alessandro Bassi è anche su http://storiedifootballperduto.blogspot.it/)