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IN ATTESA di sapere come si concluderà la questione-Burdisso, nella difesa giallorossa ci sono una certezza e un dubbio. La certezza ha il nome e la faccia di Juan, il dubbio è quello che riguarda Philippe Mexes. E’ curioso notare come esattamente un anno fa di questi tempi, sempre in Sudafrica si giocava la Confederation Cup, le posizioni erano completamente invertite.

Phil era la certezza romanista mentre il brasiliano era stato già ceduto al Real Madrid, prima che il solito infortunio muscolare facesse saltare tutto. Dodici mesi dopo le parti sono invertite perché il brasiliano, risolti i problemi fisici, ha disputato la sua migliore stagione da quando gioca con la Roma mentre il francese ha perso il suo posto da titolare e ora si ritrova dietro a Juan e pure a Burdisso. Per questo ancora non ha messo la firma sul rinnovo del contratto, che scade nel 2011.

Mexes ha sempre detto, l’ultima volta a L’Aquila dopo l’amichevole che ha chiuso la stagione romanista, di voler restare anche il prossimo anno. La Roma però non può permettersi di perderlo a parametro zero tra dodici mesi e per questo motivo proverà in tutti i modi a farlo prolungare. Non è stato ancora fissato un appuntamento col suo procuratore Jouanneaux, ma i primi approcci col calciatore ci saranno nel ritiro di Riscone. Non è escluso che se non dovesse arrivare l’accordo per il prolungamento, Philippe possa finire sul mercato perché la Roma non ha nessuna intenzione di perderlo gratis.

Meglio vendere ora, soprattutto perché per Ranieri non è un titolare inamovibile, e monetizzare piuttosto che perderlo gratis alla fine della prossima stagione. Non ha di questi pensieri, invece, Juan. Il brasiliano, che il suo contratto lo ha rinnovato proprio l’estate scorsa legandosi alla Roma fino al 2013, è libero di pensare solamente alla Seleçao. Insieme all’amico-rivale Lucio forma una delle coppie centrali più forti del mondo, e Dunga conta su di lui per cercare di arrivare fino in fondo in questo Mondiale.

Che per Juan, 31 anni compiuti a febbraio, potrebbe essere l’ultimo della carriera. Lo ammette lui stesso in un’intervista rilasciata a globoesporte. com in cui parla anche dell’esordio di martedì sera contro la Corea del Nord. «Giocherò questo mondiale come se fosse l’ultimo. La Corea la conosciamo poco ma penso che Jorginho da qui a martedì ci darà altre informazioni. Conosco Jong Tae-Se, l’attaccante soprannominato il Rooney asiatico ma dobbiamo pensare a noi stessi. Il Brasile deve essere una squadra equilibrata, perché non si vince solo con l’attacco, né solo con la difesa. La nostra arma in più saranno le azioni da palla ferma. Abbiamo tanti ottimi tiratori e poi punteremo sulle azioni di contropiede, il tipo di gioco che più ci piace».