22

365 giorni e 106 – centosei – punti dopo. Un anno fa esatto, la Juve partiva e ripartiva, rinasceva se si vuole dopo il trimestre da incubo che aveva visto il punto più basso nella sfida del Mapei Stadium con il Sassuolo. Una sconfitta che sembrava poter porre la parola fine sulle ambizioni della Juve post-Berlino, invece dalla vittoria del derby firmata dal fondoschiena di Cuadrado la marcia è stata semplicemente inarrestabile. E continua ancora oggi, in Italia soprattutto: 79 punti su 84 a disposizione quelli conquistati nella cavalcata al quinto Scudetto consecutivi, 27 su 33 nell'attuale marcia tricolore. Appena undici i punti lasciati agli avversari in 39 partite, una in più di un campionato intero. Un ritmo, semplicemente, pazzesco. Ma da più parti sembra quasi sia un ruolino di marcia esclusivamente fatto di demeriti degli avversari, come se essere più forte pur senza entusiasmare fosse sì un limite del calcio italiano di oggi, ma quasi anche una colpa della Juve stessa. Che in attesa di cucirsi addosso il vestito migliore per puntare alla Champions, magari passando dal mercato di gennaio per migliorare il centrocampo e forse completare l'attacco, continua a macinare punti in Italia nonostante rimangano ancora tanti punti interrogativi.

 

106 PUNTI NON BASTANODentro e fuori dalla Juve, infatti, continuano ad esserci ancora dubbi, uguali e diversi. 106 punti fa, si parlava della fine di un ciclo e di una squadra da rifondare interamente, con Allegri sulla graticola, dopo un mercato controverso la richiesta unica era quella di ottenere comunque i risultati. 106 punti dopo ci si rende conto che tale cammino ancora non è sufficiente per spazzare via la diffidenza dal tecnico bianconero: essere dominanti anche al minimo dei giri può bastare e basterà in Italia, ma quel gioco che non incanta rappresenta la zavorra per spiccare il volo anche in Europa. Quello è l'habitat dove la Juve vuole tornare a fare la voce grossa, per riuscirci bisogna cambiare marcia. 106 punti dopo in Italia e una Champions che ha portato ad una beffarda eliminazione con il Bayern aspettando che tra Lione e Siviglia la Juve possa festeggiare il primo posto nel girone dell'era Allegri, il tecnico continua a rispondere con i risultati a tutti coloro che chiedono e pretendono anche lo spettacolo. O secondo i più critici, lo fa solamente con i risultati mentre il cavallo di battaglia del tecnico rimane quello che non si può vincere così tanto giocando male. Il paradosso di Allegri è tutto qui, 106 punti in 365 giorni non sono bastati per convincere tutti.

@NicolaBalice