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Mai avrei pensato che la Juventus più modesta di sempre - se si esclude quella dell’apprendista Pirlo, che salvò il quarto posto grazie ai gol di Ronaldo, adesso assente pesante - chiudesse il suo disastroso girone d’andata a quattro punti dall’Atalanta, dunque a ridosso della zona Champions. 
Per la verità resto convinto che quando la squadra di Gasperini ritornerà a correre non ce ne sarà per nessuno (Juve, Fiorentina, Roma, Lazio), tuttavia non posso non registrare che con il minimo delle prestazioni - come con il Cagliari - la truppa di Allegri incassi sempre il massimo dei risultati. Non avesse sbagliato la partita di Venezia (pareggio), ora sarebbe veramente ad un’incollatura (due punti) dai nerazzurri bergamaschi il cui motore batte in testa. Un punto in due partite - tra Roma in casa e Genoa in trasferta - per Gasperini rappresentano davvero una miseria. 

Scrivere che la Juve ha meritato di battere il Cagliari (2-0) non è sbagliato, ma incompleto. Sull’1-0 gli uomini di Mazzarri (odia Allegri e alla fine è scappato come una furia per evitare di salutarlo) hanno avuto due occasioni per pareggiare. Sulla prima è stato stolido Dalbert, sulla seconda eccezionale Szczesny. Due fiammate - una in fila all’altra (60’ e 68’) - che, ben lungi dal riscattare una prova ordinata, ma insufficiente degli isolani, avrebbero potuto scottare ancora una volta la Juve, cioè la presunta grande squadra che contro Udinese, Empoli, Sassuolo, Verona e Venezia, su quindici punti disponibili, ne ha raccolti due. 

Contro il Cagliari, privo degli epurati Godin e Caceres, Allegri ha schierato tutti i migliori a disposizione (difesa: Cuadrado, Bonucci, de Ligt, Alex Sandro), tranne Locatelli (confermati Arthur, centrale di centrocampo, con Rabiot mezzala) e McKennie (Bentancur dal primo minuto), con davanti il tridente formato da Bernardeschi, Morata e Kean. Ed è stato proprio Kean (10’) a colpire un palo di testa (cross di Cuadrado) a Cragno battuto. Trenta secondi dopo, invece, su assist di Bentancur ha stoppato in area allungandosi la palla e il suo tiro non è nemmeno partito. 

La partita, dal ritmo sonnolento, si è trascinata fin quasi alla fine del primo tempo secondo un copione prevedibile: Juve in costante possesso di palla e Cagliari che a stento ha superato la linea di metà campo (nessun tiro in porta fino all’intervallo). Purtroppo per i bianconeri - e a dimostrazione che il gioco non migliora - le idee erano poche e molto conosciute (anche dagli avversari). La giocata su Morata che viene incontro quasi sempre perdendo la palla, i cross di Cuadrado, i virtuosismi di Bernardeschi, perennemente alla ricerca della porta anche da posizioni scomode. 

Tuttavia è stato grazie ad una sua personale iniziativa che al 40’ Kean ha portato in vantaggio la Juve. L’ex fiorentino, dopo essersi accentrato, ha tirato di sinistro ed il giovane attaccante, creatosi un varco tra Zappa e Ceppitelli, ha colpito di testa deviando in rete. 
Avvicendato Rabiot (la solita minestra sciapa) con McKennie (impreciso e pasticcione), la Juve ha cominciato bene sulle corsie esterne con un cambio di campo di Alex Sandro per Cuadrado. E, dall’angolo che ne è scaturito, con un cross del colombiano per il brasiliano girato di testa fuori. 

Fino all’ora di gioco, la squadra di Allegri ha giocato con albagìa e presunzione. Mai un pericolo vero, ma un paio di tentativi sballati sia di Bernardeschi che di Morata. A svegliarla dal torpore ci ha pensato una sgroppata di Bellanova che, approfittando della scarsa abilità difensiva di Alex Sandro, ha guadagnato il fondo e messo in mezzo un pallone sul quale de Ligt era fuori posizione. Dalbert, invece no, tanto che il pareggio sembrava fatto. Ma il suo interno piede sinistro, ad un passo da Szczesny, è finito fuori. 

A quel punto, Mazzarri ha tolto Gaston Pereiro per inserire Pavoletti. E’ stato il miglior momento del Cagliari che, pur giocando palle occasionali, ha costruito un’altra occasione da gol, ancora una volta da destra. Zappa, in azione offensiva, ha messo al centro per Joao Pedro che ha girato di testa. Sembrava gol, ma Szczesny con un grande balzo è riuscito a mettere in angolo. Una parta che ha salvato il vantaggio e, forse, la vittoria. Altri cambi al 72’: Oliva per Deiola (stanco) e Kulusevski per Kean (contuso). Dieci minuti dopo (82’) Locatelli ha preso il posto di Arthur. 

La partita, però, era tornata a farla la Juve che, a quel punto, poteva anche sfruttare le ripartenze. E su una di queste (Kulusevski che a destra interrompe un cambio di campo partito dalla parte opposta), Bernardeschi - il migliore insieme a Kean a prescindere dai gol - è andato a bersaglio con un diagonale di sinistro azionato appena entrato in area. Bravo, ovviamente, anche lo svedese che, oltre al recupero palla, ha servito l’assist con tempo e misura. Alla fine restano tre punti e una partita poco memorabile. Ma così facendo la Juve è tornata in pista. In corsa non ancora, ma con Dybala e Chiesa tutto può essere. 


IL TABELLINO:
Juventus-Cagliari 2-0
Marcatori: pt 40' Kean; st 39' Bernardeschi.
Assist: st 39' Kulusevski.
Juventus (4-3-3): Szczesny; Cuadrado, Bonucci, De Ligt, Alex Sandro; Bentancur, Arthur (38' st Locatelli), Rabiot (1' st McKennie); Bernardeschi (44' st De Sciglio), Morata (44' st Kaio Jorge), Kean (27' st Kulusevski). A disp. Perin, Pinsoglio, De Sciglio, Lu. Pellegrini, Kaio Jorge, Rugani, De Winter, Soulé. All. Allegri.
Cagliari (4-4-2): Cragno; Zappa, Ceppitelli, Carboni, Lykogiannis; Bellanova, Deiola (26' st Oliva), Grassi, Dalbert; Pereiro (19' st Pavoletti), Joao Pedro. A disp. Aresti, Radunovic, Kita, Altare, Faragò, Ceter, Obert. All. Mazzarri.
Arbitro: Dionisi di L'Aquila.
Ammoniti: pt 24' Carboni (C), 35' Dalbert (C); 26' st Pavoletti (C).