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Il portiere della Juventus Gianluigi Buffon ha concesso una lunga intervista a Sky Sport, che ha spaziato dal premio The Best fino al mercato e alla conferma: ultima stagione da professionista, a meno che...

PREMIO - "Più che commosso ero soddisfatto e felice e orgoglioso di ricevere un rincoscimento per nulla scontato, riconoscimento meritato per quanto fatto. C’era una congestione ed un mix di emozioni che poche volte ho provato. Alla fine la più grande gioia è di avere la consapevolezza che se non avessi dietro un club ed una squadra così non sarei mai potuto arrivare li. La condivisione di gioie e dolori è la cosa più bella dei giochi di squadra".

STAGIONE - "All’inizio ero sereno perché pensavo che essendo vicino ai titoli di coda il fato magari mi avrebbe aiutato e invece le cose semplici non mi sono mai piaciute ed ho sempre dovuto tirarmi su le maniche per superare cose difficili ed ingarbugliate, anche quest’anno siamo su questa falsa riga, già ad ottobre ci stiamo giocando tanto".

ULTIMO ANNO... O NO? - "Il margine non c’è, sono abbastanza convinto delle scelte che prendo e sono una persona molto serena nel senso che non ho paura del futuro e di quello che potrà essere la mia vita che affronto con entusiasmo e curiosità. Non mi cambierebbe nulla fare uno o due anni in più non aggiungerebbe e non toglierebbe nulla alla mia carriera. Cerco il senso delle cose, l’unico senso sarebbe quello di vincere la Champions e allora la possibilità di vincere il Mondiale per Club sarebbe importante. Magari Szczesny mi farebbe fare una partita".

RAZZISMO - "La ricetta è fare quello si sta facendo con i media ovvero stigmatizzare e mettere in piedi delle iniziative affinché la sensibilità del popolo italiano aumenti ma credo che sia una questione e un problema culturale e di conoscenza, è innegabile che quando si tocca con mano la verità dei fatti e della storia l’umanità che è in noi non può rimanere indifferente di fronte a certi scempi e a certe tragedie. Penso che queste esternazioni xenofobe siano frutto di una poca conoscenza di quello che ha detto la storia".