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Chi ha detto che nel calcio moderno non ci sia spazio per i sentimenti forse non conosce la storia d'amore tra il Genoa e Mattia Perin. Una storia che dura da 12 anni, quando un gracile ma promettente adolescente laziale viene pescato dagli osservatori del club ligure nel vivaio della Pistoiese. E' l'inizio di un amore che non si è mai spento, nonostante momenti di lontananza e addii più o meno traumatici. 

L'ASCESA DELL'AIRONE - Con la maglia a quarti rossoblù Perin si impone subito, vincendo tutto a livello giovanile e debuttando in A a 18 anni. Compiuta la maggiore età per l'Airone di Latina arriva però anche il momento di andare a farsi le ossa volando lontano dal nido. Prima a Padova, in Serie B, quindi a Pescara, nella sua prima stagione nella massima categoria. Esperienze che convincono il Grifone a riportarlo alla base e a scommettere su di lui affidandogli le chiavi della propria porta per cinque annate durante le quali le gioie (il debutto in Nazionale, la partecipazione ai Mondiale del '14, i bei campionati in rossoblù con Gasperini) si alternano ai dolori tremendi causati dalle rotture di due ginocchia e di una spalla. Perin comunque si rialza sempre e diventa uno dei portieri più promettenti del panorama nostrano. Il suo nome viene con sempre maggior insistenza accostato a quello di diversi grandi club. Nel 2017 il suo passaggio al Milan sembra cosa fatta, ma la conferma in rossonero del rivale in maglia azzurra, Gigio Donnarumma, cambia le carte in tavola all'ultimo giro di mano.
L'ILLUSIONE JUVE - L'addio al Genoa si concretizza un anno più tardi. Nell'estate 2018 le sirene di mercato lo portano per la seconda volta in carriera lontano da Pegli. Questa volta in direzione Torino dove ad attenderlo c'è la Juventus orfana del totem Buffon, passato nel frattempo al PSG. Sembra l'occasione della vita. Il treno che passa una volta sola e che Perin riesce a prendere al volo. Il suo palmares personale comincia finalmente ad arricchirsi ma sotto la Mole le cose non vanno come sperato e presto il sogno si tramuta in illusione. Il testimone di Gigione viene raccolto da Szc​zesny e a Mattia non bastano le poche apparizioni concessegli da mister Allegri per cambiare le gerarchie. Il campo diventa un miraggio, la Nazionale un'utopia. A complicare ulteriormente le cose ci si mette ancora una volta la sfiga che gli manda nuovamente in frantumi la spalla. E quando Buffon decide di porre fine al proprio esilio parigino, Perin capisce che è giunto il momento di cambiare aria.

IL RIENTRO - Prova prima a trasferirsi in Portogallo, ma la trattativa con il Benfica salta ad un soffio dalla chiusura del mercato, costringendolo ad un altro semestre da spettatore in riva al Po. Un periodo di riflessione che gli consente tuttavia di riallacciare il legame mai spezzato con Genova, la sua seconda casa. E non appena Preziosi lo chiama chiedendogli di tornare al capezzale di un Grifone in piena caduta libera, Perin non fa neppure terminare la frase al presidente rossoblù. Con l'inizio del nuovo decennio, Mattia torna all'antico. E questa volta è lui a costringere un collega (Ionut Radu) a fare le valige perchè la scelta è quella giusta. Al Genoa l'Airone torna a volare e anche grazie alle sue prodezze arriva l'ennesima salvezza. Il suo cartellino è però ancora bianconero. Ma per quanto dorata la muffa accumulata nei 18 mesi torinesi per lui, che è abituato ad essere protagonista, è abbastanza. D'altronde le proposte alternative ed allettanti non gli mancano. Si dice che lo voglia il suo vecchio maestro Gasperini all'Atalanta, ma anche la Roma, sua prima squadra del cuore. Lo cercherebbero addirittura in Inghilterra, nel campionato più bello del mondo. Ma lui ancora una volta dà ascolto i propri sentimenti. E così, un mese dopo il suo terzo addio al Grifone, Mattia decide che il suo posto è ancora là, in quel prato verde accanto al casello autostradale di Pegli in cui ha trascorso le giornate più belle degli ultimi 10 anni.