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Ora che il quinto scudetto di fila è arrivato, e giustamente saranno celebrati tutti gli artefici di un'impresa fantastica (compresi quelli che l’hanno cominciata e poi se ne sono andati altrove, tipo Conte o Del Piero), vale la pena collocare la serie di trionfi della Juve al posto giusto nella storia del nostro calcio. Ebbene, crediamo di non sbagliare se poniamo questo lustro di vittorie bianconere tra le più grandi dimostrazioni di forza, di potenza, di fame e di abilità strategica da parte di una società.
 
Almanacco alla mano, solo in altre tre circostanze - in quasi centoventi anni di campionati - un club aveva vinto lo scudetto per cinque volte una dopo l’altra. Era capitato agli stessi bianconeri dal 1930 al 1935: era la squadra passata alla storia, non a caso, come la “Juve del Quinquennio”, a sottolineare da subito la straordinarietà di quel dominio. Poi ci era riuscito il Grande Torino, ritenuto da chi l’ha visto in campo la formazione più grande che il calcio italiano, e forse non solo italiano, abbia mai prodotto. In realtà non sappiamo quanti sarebbero stati gli scudetti granata se non ci si fosse messa di mezzo la sorte avversa a fermare quei fenomeni, che la tragedia di Superga trasformò da campioni in leggende. Vinsero nel 1943 e poi - passata la guerra - ricominciarono a macinare trionfi fino all’edizione 1948-49, che non poterono ultimare a causa di quanto capitato il 4 maggio di quell’anno.
 
Nessuno aveva mai più messo in fila cinque scudetti da quell’epoca, e sembrava francamente che ripetere certi risultati fosse impossibile: una cosa da altri tempi, al limite da altri paesi calcisticamente meno evoluti (così piace definirli a noi presuntuosi) o comunque meno “equilibrati” (la Norvegia, ad esempio, o più semplicemente la Francia). Invece l’albo d’oro dice che un’altra società, dopo il Grande Torino e prima di questa Juve, si è cucita lo scudetto sul petto per cinque volte consecutive: l’Inter, dal 2006 al 2010, tra Mancini e Mourinho. E qui è opportuno aprire un discorso che - già lo immaginiamo - potrà scatenare le proteste degli interisti. Il fatto è che, a nostro avviso, la serie della Juve 2012-2016 vale di più rispetto a quella nerazzurra.
 
Il problema non è che Calciopoli ha lasciato l’Inter senza la sua principale concorrente, cioè proprio la Juve, né che l'ha lasciata padrona assoluta del mercato: se una società ha sbagliato è giusto che paghi e non si può certamente attribuire una colpa a chi trae beneficio da quegli errori. Ma quel primo scudetto assegnato all’Inter a tavolino - per la stagione 2005-2006 - non conta né può contare come tutti gli altri. I nerazzurri - lo ricorderete - si piazzarono al terzo posto e si ritrovarono al comando perché la Juve venne retrocessa all’ultimo posto e il Milan fu penalizzato di 30 punti. Sappiamo di andare a toccare un nervo scoperto, perché gli juventini ritengono che il titolo in questione sia loro (e l’hanno perfino disegnato nel nuovo stadio) mentre la Federazione commissariata l’attribuì proprio all’Inter, ma oggi è doveroso affrontare la questione.
 
Noi che siamo abituati a schierarci, di qua oppure di là, a destra oppure a sinistra, riteniamo per una volta che la giustizia sia esattamente collocata al centro: è stato corretto togliere lo scudetto alla Juve, perché quanto emerso con Calciopoli lo rendeva inevitabile, però il titolo doveva rimanere vacante, proprio come il precedente. E sarebbe stato straordinariamente bello se all’epoca Massimo Moratti, che tante volte ha dato esempio di sportività, avesse rinunciato a uno scudetto che non gli apparteneva e che gli interisti - a quanto immaginiamo - non possono ritenere di loro proprietà come i successivi.
 
Per questo, oggi che la Juve conquista il quinto scudetto consecutivo, getta un ponte ideale con una realtà, un’Italia e un calcio lontanissimi: l’epoca del Fascismo e della guerra, della Juve del Quinquennio e del Grande Torino. Per questo l’impresa dei bianconeri è una cosa dell’altro mondo.
 
@steagresti