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Tanti ma tanti anni fa Torino scoprì – una vampata di attenzione calda e stop - l’hockey su ghiaccio, subito con uno squadrone targato Fiat. Un certo Mario divenne il beniamino del palaghiaccio dove era un inserviente: negli intervalli andava su e giù per il campo con una motoslitta che spargeva provvida acqua nebulizzata. Il pubblico lo applaudiva, scandiva "Forza Mario!", lui era molto compreso. Giù dalla motoslitta appariva strano, quasi buffo, dinoccolato. Un grande giornalista, Bruno Raschi, gli dedicò qualche riga su Tuttosport. Un piccolo giornalista, quello che state leggendo, ricevette una telefonata da Mario che, sullo slancio di Raschi, chiedeva un articolone su se stesso personaggio. "Ma cosa posso ancora scrivere di te?", gli chiesi. E lui: "Spiegare una cosa che Raschi ha detto di me e che deve essere importante: cioè che sono dinoccolato". 

Fra poco qualche personaggione del mondo del calcio chiederà, alla Mario, un articolo in cui si scriva che lui è un cinico. L'ultima scoperta è il cinismo. Quello di Sarri, soprattutto, lo stesso Sarri che faceva giocare bene il Napoli a costo di non fare sempre risultato, idem il Chelsea. Un ex anticinico, insomma, che chissà come e quando e dove, passando dal sud borbonico al nord prima albionico e poi sabaudo, si è fatto cinico. 
Cinici i gol a Bergamo di Higuain e Dybala, utili fra l'altro per fare cinicamente scordare l'assenza di Ronaldo (personalmente sono curioso di conoscere gli "strumenti" per decidere se un gol è stato cinico o no). Cinica la Juventus che ha patito eccome l'Atalanta senza fare una piega, e stupidi i suoi fans a preoccuparsene, era tutta ricerca e incremento progressivo di cinismo per colpire al momento giusto. 

Ci fosse il Platini che ho conosciuto io, e non quello di adesso troppo preoccupato di lubrificare bene il suo rientro sulle grandi scene, ci faremmo due risate, e lui mi ri-ri-racconterebbe i gol che ha segnato senza accorgersene e quelli che ha mancato quando erano già fatti. Lui che dice, ed è vero, che a certi livelli alti i giocatori e le squadre si equivalgono, decidono l'arbitro, la prodezza individuale e la fortuna che lui nel suo ottimo italiano chiama culo (in francese culot, pronuncia culò, vuol dire faccia tosta, altra roba). 
Ma allora, cinici si nasce o si diventa? Ci sono delle scuole di cinismo, come accadeva nel passato per i filosofi, o almeno dei corsi per corrispondenza? Uno entra in campo e dice: "Oggi faccio il cinico", come direbbe: "Oggi mi metto le mutande rosse". 

Ho avuto un colossale rapporto di amicizia con Giampiero Boniperti, a onta del tifo calcistico che più diverso non si può. Un anno mi disse: "Arriva alla Juve un centravanti favoloso, è giovane ma è già cinico, nel senso che segna molto e con freddezza". Aveva giocato nel Palermo, era piemontese, si chiamava Silvino ed era Bercellino secondo perché il primo, il suo fratello maggiore Giancarlo, era stopper nella Juve e in Nazionale. Bercellino II aveva segnato tanti gol nel Palermo, nella Juventus fu una frana. Eppure sembrava ormai laureato in cinismo calcistico. Giampiero alla fine dell'avventura mi disse: "Si vede che il pallone ha smesso di sbattergli sulla gamba e andarsene in rete". 

D'altronde una volta Boniperti mi aveva ammesso a un colloquio con Lello Antoniotti, di scuola calcistica novarese ma esploso nella Pro Patria di Busto Arsizio. Tecnica sublime, fisico fragile, testa sapiente, aveva militato anche nella Lazio, nel Torino e nella Juventus, dove aveva giocato con appunto Boniperti e con uno svedese vicecampione del mondo 1958, Kurt Hamrin (Juve, Padova, Milan, tantissima Fiorentina, Napoli), attaccante minuto del genere cinico, cioè tanti gol su rimpalli, su palloni vagabondi. In coro Giampiero e Lello mi dissero: "Abbiamo pensato ad Hamrin campione assoluto, poi campionissimo di cinismo, ma a un certo punto abbiamo dovuto capire e decidere che lui era semplicemente uno ma a cui era andata sin lì assai bene, e amen". Parlavano di un campione acclarato, non di un bidone, esageravano nel paradosso ma spezzavano anche del buon pane nero di verità. 
Per finire: un cinico ha bisogno per essere cinico dell'avversario fesso o ingenuo, o può essere cinico di suo?