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Se la stagione finisse oggi, cosa mancherebbe alla Juventus prima in classifica?
Un terzino sinistro, una mezzala veramente top e, soprattutto, un regista diverso da Pjanic. È proprio di quest’ultimo ruolo (un ruolo centrale per il gioco di Sarri) che vorrei parlarvi questa settimana. Al momento infatti si profilano tre soluzioni possibili: quella interna, quella più prevedibile e la scommessa italiana. Proviamo ad affrontarle una ad una, partendo dal problema con cui la Juve si è dovuta scontrare nelle ultime uscite. La fuga di Pjanic.     
 
FUGA E... LITE – La flessione del bosniaco si è trasformata in un vero e proprio crollo nella partita di Verona. Tormentato dalla marcatura asfissiante di Pessina, Pjanic alla lunga non ha retto. Lo si vedeva spesso abbandonare la cabina di regia in cerca di posizionamenti improbabili. Quasi strumentalizzando pretestuosamente alcune soluzioni tattiche (rotazioni, scambi di ruolo ecc..), andava alla deriva, delegando al prossimo i suoi compiti specifici. Una fuga.



Una fuga con 'scazzo', se permettete. Infatti dopo alcune sorprendenti peregrinazioni come quella immortalata qui sopra, nel cuore del 62’ Pjanic ne fa un’altra, che ingenera uno scambio di vaffa tra lui e il Comandante. Sarri gli aveva appena gridato di tornare sotto la linea della palla, nel suo ruolo.     
 
LA SOLUZIONE INTERNA – La partita di Lione è svoltata nel secondo tempo, con lo spostamento di Bentancur in cabina di regia. Da lì la conferma (‘sorprendente’) dell’uruguaiano nel derby d’Italia, nel quale si è rivista una Juve di livello. E la miglior Juve del girone di ritorno interrotto è stata dunque senza Pjanic. Questa soluzione, non dimentichiamocelo, ha permesso anche che si manifestasse il miglior Ramsey mezzala destra, ruolo che altrimenti avrebbe potuto occupare/bloccare lo stesso Rodrigo. Ramsey, partendo da lì, quando sta bene, garantisce maggior imprevedibilità alla manovra bianconera, essendo giocatore più creativo e con più inserimento senza palla dell’uruguaiano. Un centrocampo con Matuidi e Bentancur davanti a Pjanic sarebbe risultato certamente più statico. L’arretramento di Bentancur invece ha consentito alla Juventus di trovare un equilibrio diverso, e fondamentalmente più giusto, date le premesse, nella partita più attesa e decisiva. In questa gara Bentancur, pur non avendo brillato come palleggiatore tipicamente Sarrista, si è comunque distinto per il coraggio di certe imbucatine verticali tra le linee. Ad esempio questa per Douglas Costa. Tutta una serie di giocate che Pjanic nell’ultimo periodo tendeva a ritardare o evitare.      
 


E se Sarri avesse visto in Bentancur un regista più malleabile di Pjanic? Un mediocentro più adatto a interpretare il compromesso storico tra Sarri e la Juventus? Recentemente il Comandante aveva parlato di un futuro da grande regista per l’uruguaiano. Rimandava tutto ai 28 anni. Evidentemente però qualcosa stava già apprezzando in allenamento, e di partita in partita. Questo Bentancur regista è già diverso da quello abbozzato da Allegri la stagione scorsa. L’ex allenatore bianconero gli rimproverava ancora difetti di postura in ricezione e ritardi nei tempi di gioco. Sarri invece ha già velocizzato e raffinato il palleggio di Bentancur. La sua metamorfosi potrebbe dunque essere anticipata e completarsi già l’anno prossimo, quale soluzione interna di sicurezza. Anche perché Bentancur è una mezzala troppo poco offensiva per i gusti di Sarri, se dall’altra parte continueranno a giocare un Matuidi o un Rabiot.
 
IL JORGINHO DELLA JUVE SARÀ JORGINHO STESSO? – La suggestione “usato (Sarrista) sicuro” rimane ovviamente la più fondata. Il Jorginho della Juve potrebbe perciò essere Jorginho stesso. Stufo di adattare l’inadattabile, il Comandante potrebbe rivolgersi di nuovo al fido playmaker, uomo chiave del suo Napoli e del suo Chelsea. Jorginho può piacere o non piacere, ma è certamente un giocatore unico, iperspecializzato, con tanto di PhD in Sarrismo ottenuto a Londra. La differenza specifica rispetto a Pjanic sta nel dinamismo e nel motore che lo anima: questa voglia ostinata fino al parossismo di essere sempre un pronto sostegno e un valido appoggio per il compagno in possesso e/o in difficoltà. Specialmente in un 4-3-3.  



Nelle ultime apparizioni in campionato e in Champions, dopo la sconfitta col Manchester United, Jorginho è stato impiegato in un 3-4-3/3-4-2-1, in coppia con Kovacic (vedi sotto contro il Bournemouth). Ecco, qualora Lampard dovesse confermare questo indirizzo, le probabilità di una permanenza a Londra per Jorginho calerebbero drasticamente a mio avviso. Il calcio di Lampard era già di per sé (ovvio) molto più inglese di quello di Sarri… Questo sarebbe solo il colpo di grazia.  



VEDRETE LOCATELLI! – La scommessa italiana è solo una: Locatelli. Tonali non c’entrerebbe nulla con la Juve di Sarri, al Brescia ha mostrato un calcio troppo distante. Locatelli invece, alla corte di De Zerbi, si sta consacrando come uno dei (se non il) migliori registi della Serie A. E fra questi, forse il più adatto per il gioco di Sarri. È tutto un altro giocatore rispetto a quello del Milan, così fragile e altalenante. Anche rispetto a inizio anno, quando il tecnico neroverde lo utilizzava come mezzala nel 4-3-1-2. Dalla partita di Lecce (3/11/19) in avanti, Locatelli non ha più lasciato il campo (eccetto contro l’Udinese, per squalifica), attirando su di sé le attenzioni delle big (si dice sia un pupillo di Paratici) e di Mancini. Dietro alla sua affermazione ci sta una maturazione complessiva, che passa anche attraverso il cambio di modulo avvenuto nel girone d’andata (dal 4-3-1-2 al 4-2-3-1). Ecco le parole di De Zerbi dopo Brescia-Sassuolo: “A due in mezzo diventa qualità e quantità, fa giocare bene tutti quelli che ha vicino”.  Eccolo nella gara di ritorno, l’ultima prima dell’interruzione, mentre serve tra le linee Djuricic.



Rispetto al Locatelli rossonero, il Locatelli di oggi non solo è più presente e maturo nella gestione ragionata del pallone, non è soltanto più autorevole e sicuro. È più audace. Questa qui sotto è una giocata decisiva durante il finale di Lecce-Sassuolo. Mette in porta Defrel vedendo un corridoio veramente spettacolare. E sul prosieguo dell’azione il Sassuolo trova il pareggio con Berardi, all’85’.


DUNQUE È DA JUVE? - L’obiezione da immaginare non può essere solo quella più urgente e comune, legata all’inesperienza di Locatelli in campo internazionale. Questo va da sé, è un argomento. Bisogna anche riflettere sulle differenze minime tra un play come vertice basso di un 4-3-3 e un play interno di centrocampo in un 4-2-3-1. Ci si può chiedere ad esempio perché Locatelli sia sbocciato soltanto in una mediana a due e non invece prima, quando o al Sassuolo o al Milan giocava nei tre, e magari proprio al centro, dove evidentemente tornerebbe a giocare, qualora fosse chiamato dalla Juve. Diamo ancora la parola a De Zerbi: “Da vertice basso davanti alla difesa probabilmente non ha il dinamismo che serve per coprire tutti gli spazi; come mezzala non ha i 30/40 metri di allungo senza palla”. Questo disse ancora in quel post Brescia-Sassuolo. Ma più di recente ha aggiunto: “È un giocatore unico, costruisce gioco come un play e sa inserirsi e rifinire l’azione come un trequartista”.
È come se a due Locatelli fosse più libero di mettere in luce tutte le sue qualità. Quest’altro assist di Lecce esemplifica alla perfezione quanto affermato da De Zerbi.   



Durante un giro-palla neroverde direzionato verso destra, Locatelli, in coppia con Obiang, si trova al di qua della prima linea difensiva del Lecce, formata dagli attaccanti densi e compatti. Non appena il pallone giunge al terzino Toljan, Obiang si stacca in sostegno, mentre Locatelli va a spezzare la prima linea del Lecce per giocare dentro, sulla trequarti, sull’eventuale appoggio di Traorè.



Nel frattempo Toljan si inserisce nello spazio creato da Berardi, aperto in massima ampiezza. Locatelli, sbucato fuori all’improvviso tra i reparti leccesi, è pronto per ricevere il tocco di Traorè in una posizione assai strategica.



A quel punto si accende la qualità, l’assist coi giri giusti, e Toljan segna il suo primo gol in campionato.



Locatelli dunque non può tornare a fare il vertice basso di un centrocampo a tre? Non può essere il nuovo Jorginho di Sarri? Io, malgrado quanto di vero si è detto, credo proprio di sì. Penso che abbia raggiunto uno spessore tale, una tale consapevolezza e comprensione del gioco, che ormai le differenze di ruolo non lo scalfiscono più. È un regista tra i più notevoli in circolazione, punto.
Per la Juve sarebbe certamente una scommessa, ma una scommessa fondata su validissimi argomenti.