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Di Maria dopo Pogba. Allegri è servito. Chiedeva talento ed esperienza, li ha avuti. La Juventus non è ancora completa, serve altro per colmare le lacune emerse evidenti nell’ultima stagione. Ma la strada è quella che voleva l’allenatore. Arrivabene, quello del progetto giovani, un altro di quelli del calcio sostenibile, è venuto meno ai suoi principi per accontentarlo. E adesso, subito, a 10 giorni dal raduno. Il tempo degli alibi per Allegri sta finendo. Pogba e Di Maria, al netto di età, motivazioni e rendimento delle ultime stagioni, sono se non i giocatori più forti, sicuramente quelli con più “storia” dell’intero campionato.

Bastano ad Allegri per colmare il gap con le milanesi vincitrici degli ultimi 2 scudetti? Fossero quelli di un tempo, ci sarebbero pochi dubbi, pur avendo oggi la Juventus ancora altri difetti. Il “vecchio” Pogba cambierebbe una squadra, non il centrocampo. E Di Maria è stato molto più che una freccia velenosa in costante corsia di sorpasso. Così, invece, il loro rendimento andrà specchiato su quello dell’intero telaio e allora è giusto dire che ad Allegri manca ancora qualcosa (il difensore mancino che rilevi Chiellini, il vice Vlahovic, un esterno non solo affidabile, ma forte). Al netto della questione De Ligt, in cui si misurerà un’altra volta la forza della società prima che della squadra.
Per aspettare Di Maria, la Juventus ha ingoiato più di un rospo, finendo per sottostare al volere del giocatore (1 solo anno di contratto) e ai suoi tempi (preferiva il Barcellona) rischiando almeno un paio di volte anche la rottura. Alla fine Di Maria arriva e la Juventus può ben dire di aver “vinto” la partita. Nel caso De Ligt, il club sembra finito in un vicolo cieco, ostaggio di un giocatore che non vuole rinnovare il contratto in scadenza fra due anni, che guadagna tantissimo e che quando è stato acquistato rappresentava la certezza del futuro, dopo i senatori. Da cosa accadrà nelle prossime settimane si capirà qual è ancora l’appeal del club bianconero nel calcio europeo e in particoolare su di un 23enne in carriera, a oggi tutt’altro che consacrato ma che invece s’è lamentato pubblicamente di quanto la Juventus gli ha dato nei suoi anni italiani. Questione di risultati e progetto, ovviamente non di denaro.

La prossima sarà una stagione stranissima, senza certezze. Divisa a metà, dove le prime 15 giornate di campionato (e le 6 partite di Champions) rischiano di essere completamente differenti dalla seconda parte di stagione, perché il Mondiale certamente condizionerà prima e dopo il rendimento di chi lo disputerà, vuoi per lo stato di forma, il pericolo di infortuni, lo stress del recupero per chi in Qatar sarà andato più lontano. Non sembra insomma la stagione più adatta per dare una sacrosanta sforbiciata alle allargatissime rose delle nostre squadre di vertice (non solo loro, peraltro). E inoltre, se Di Maria partirà fortissimo, com’è prevedibile che faccia per conquistarsi l’ultimo Mondiale, sarà capace di tenere lo stesso ritmo anche da gennaio in avanti?
@GianniVisnadi