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Ora è proprio finita. O almeno sembra così. Tra la Juve e Paulo Dybala ormai lo strappo non appare più ricucibile. La distanza era già enorme, ma dopo il caso della cena a casa McKennie (con anche Arthur) si è consumata definitivamente o quasi la rottura tra il giocatore argentino e il club. Che proprio con lui sembra essersi arrabbiato in particolar modo: a dispetto dei compagni Dybala è alla Juve da sei stagioni, è il numero 10, è uno dei vice-capitani, è persona che dovrebbe sapere cosa voglia dire rappresentare il club dentro e fuori dal campo. Specie se poi si rivendica uno status da giocatore attorno al quale costruire l'intero progetto, tra una promessa e una speranza. A questo punto non contano nemmeno più i soldi o i contratti, a volte basta poco per rompere se il rapporto è già appeso a un filo. E ora è proprio finita, o almeno sembra così.

LA SITUAZIONE – Anche Dybala verrà multato, anche Dybala salterà il derby e si ripresenterà alla Continassa da domenica, poi si capirà cosa fare in vista del match con il Napoli. Nel frattempo il rinnovo era già stato congelato, l'ultimo atto era rappresentato da quel botta e risposta davanti alle telecamere tra Paulo e il presidente bianconero Andrea Agnelli a dicembre e a distanza di un giorno, la trattativa ferma all'offerta (respinta) della scorsa estate nei fatti non è mai ripartita. Piuttosto Dybala era finito sul mercato, persino Pavel Nedved lo ha fatto capire anche ufficialmente nella recente intervista rilasciata a Dazn. Era finito sul mercato con la Juve che sondava e continuerà a sondare ogni possibile opportunità, di scambio ancor meglio che di una cessione solo per soldi: questione di valutazione e contabilità, uno scambio con un club che ha gli stessi interessi può generare una plusvalenza maggiore e allo stesso tempo portare a nuovi equilibri di campo, soprattutto con Barcellona e Psg, ma anche Chelsea, si parlava e si parlerà di questo. Solo che c'è un altro problema che si ricollega ai rapporti complicati (compromessi?) tra giocatore e club, il fatto che Dybala poi accetti la nuova destinazione, qualunque essa sia. Perché il timore, concreto, che il numero 10 voglia poi arrivare alla naturale scadenza del contratto, c'è. E la Juve, questo, non può proprio permetterselo. Ma facendo la guerra e non facendo la pace, venirsi incontro diventa sempre più difficile. Perché ora è proprio finita. O almeno sembra così.