Cosa induce quasi 40 mila persone ad invadere l’Allianz Stadium di Torino per una partita di calcio femminile? Fondamentalmente otto ragioni sconosciute o sottovalutate dai più.

1) Lo stadio era quello della Juve, bellissimo e comodissimo, sempre e solo riservato ai maschi. E siccome non è un impianto qualsiasi, ma è dotato di museo e centro commerciale funge anche da richiamo e polo di aggregazione.  

2) La partita era Juventus-Fiorentina, scontro decisivo per lo scudetto di questa stagione. Ha vinto la Juve (1-0), portando il suo vantaggio a più quattro quando mancano tre giornate alla fine.

3) Il calendario ha fortunatamente voluto che il match clou si collocasse in un week end in cui il calcio maschile della Serie A e della Serie B era assente per la pausa delle Nazionali.

4) L’ingresso gratuito, anche se su prenotazione, e l’aver scelto la domenica pomeriggio ha favorito l’afflusso.

5) La comunicazione e il marketing della Juventus, adoperando gli stessi strumenti del maschile, sono risultati vincenti.

6) Con l’irruzione nell’universo femminile dei grandi club del calcio professionistico (e la Fiorentina è stata la prima, seguita l’anno successivo dalla Juve, ora dal Milan, dalla Roma e dall’Inter, ancora per pochi mesi in Serie B) si è registrata una crescita di interesse e di mediatizzazione, vedi l’acquisto di Sky dei diritti del campionato e della Coppa Italia.

7) La qualificazione delle azzurre di Milena Bertolini ai prossimi Mondiali di Francia (7 giugno-7 luglio), a vent’anni di distanza dall’ultima partecipazione, ha generato un entusiasmo sconosciuto. Per la prima volta nella storia due gestori televisivi (Sky e Rai) hanno partecipato ad un’asta aggiudicandosi i diritti per tutte le partite (Sky) e per 15 gare (Rai) comprese quelle dell’Italia. 

8) Sta cambiando la mentalità degli italiani. Non solo ci sono più appassionati disponibili ad apprezzare il calcio delle donne, ma cresce anche la voglia di uno spettacolo alternativo. Più correttezza, nessuna simulazione, grande rispetto in campo e sugli spalti dove gli spettatori possono mischiarsi tra loro senza odiose barriere anti-violenza.    

Esplicitati i motivi di un boom che non sarà più soltanto episodico, resta da spiegare la partita. Meno bella di quanto ci si potesse aspettare perché l’emozione l’ha un po’ bloccata, ma ricca di situazioni tecniche e tattiche significative. Intanto è stato 4-3-3 (la Juve) contro 4-4-1-1 (la Fiorentina). E, forse, la minore fluidità della manovra bianconera è da ricondurre agli accorgimenti che Antonio Cincotta, allenatore della Fiorentina, ha proposto a Rita Guarino, coach della Juve. Non è stato solo il cambio del sistema di gioco (le viola erano attese con un 4-3-1-2), ma anche l’inserimento di giocatrici (per esempio l’ottima Vigilucci) versatili e propositive. 

La gara è stata equilibrata e, quasi certamente, sarebbe finita in parità se il portiere viola Durante, schierata a sorpresa al posto della svedese Oehrstroem, non avesse commesso un errore sesquipedale su un innocuo pallone scagliato da Boattin verso il centro dell’area. Durante, che ha deciso per l’uscita chiamando la palla, ha indotto la centrale Agard a non colpire di testa quando era nettamente in vantaggio. La sfera è così arrivata sulla testa di Pedersen che ha anticipato Vigilucci mettendo in rete a porta vuota.

Mancavano sei minuti alla fine (più i sei di recupero) e la Juve stava soffrendo almeno quanto la sua giocatrice Cecilia Salvai, uscita intorno all’ora di gioco per una bruttissima distorsione al ginocchio sinistro. La disperazione della ragazza, che ha abbandonato il campo in lacrime e sulla barella, la preoccupazione di compagne e avversarie, la sgomenta partecipazione del pubblico hanno fatto temere il peggio e i primi esami svolti hanno purtroppo confermato la rottura del legamento crociato. Salvai è non solo il centrale della Juve, ma anche della Nazionale e un infortunio così grave a ridosso del Mondiale è una vera disdetta. La sua compagna di reparto è Sara Gama, tra le più colpite dall’evento traumatico.

Ma a gara in corso a risentirne è stata tutta la Juve. Non a caso, Alia Guagni, il capitano della Fiorentina, a soli otto minuti dall’infortunio di Salvai, era stata protagonista di un’accelerazione straordinaria conclusa con un tiro al volo di rara potenza e precisione. Giuliani, il portiere della Juve, sarebbe stata battuta se a salvarla non avesse provveduto la parte interna della traversa. Sul rimbalzo la palla ha colpito la linea di porta dando l’impressione di un gol che anche le immagini (ma non c’era Var) si sono incaricate di negare. Sulla successiva battuta dall’angolo, con la Juve in piena crisi, Vigilucci ha colpito ancora la traversa.

Detto che Guarino ha surrogato l’uscita di Salvai con l’ingresso di Panzeri, schierata a destra, e l’accentramento di Hyyrynen,  la partita, fino all’infortunio di Cecilia, l’aveva fatta maggiormente la Juve. E, quanto a legni, ne aveva colpiti due con Cristiana Girelli, entrambi su calcio d’angolo, entrambi con palloni finiti sulla traversa, uno nel primo e l’altro nel secondo tempo. 

Per tante questioni, non ultimo l’accorgimento tattico di Guarino che con l’uscita di Aluko e l’inserimento di Caruso, si è schierata con il 4-4-2 quasi speculare a quello viola, il risultato giusto sarebbe stato lo 0-0. Ma l’errore di Durante e il gol di Pedersen hanno premiato la Juve e fatto felice uno Stadium in formato Champions League. La Fiorentina non mollerà, ma rimontare quattro punti in tre giornate e con un calendario ostico (il derby con la Florentia e, all’ultima giornata, lo scontro con la Roma) per il momento fanno dirottare i pensieri sulla Coppa Italia (la finale potrebbe essere un’altra Juve-Fiorentina, questa volta al Tardini). Però, si sa, anche la Juve non avrà Salvai e molto può ancora accadere.