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Giù le mani dal Paris SaintGermain. Lo dice chiaro Leonardo, smentendo in un colpo solo la ridda di voci che paventavano lo smantellamento della formazione degli sceicchi a causa della legge sulla tassa per i super ricchi (75%). Una gros- sa delusione per mezzo calcio italiano e per Antonio Conte. «Ibra e Lavezzi rimangono al 100%, stesso discorso vale per me». Stop alle illazioni sul Pocho al Milan, nessun fu- turo per il dirigente all’Inter, ma soprat- tutto nessun ritorno dello svedese alla Juve dopo giorni di indiscrezioni e piani di fuga. Sorrisi solo per Ancelotti - «vogliamo che rimanga, ma il futuro è nelle sue mani» – e per il Napoli: «Cavani? Non è un nostro obiettivo», assicura Leo. Sette milioni per quattro anni era la proposta di Marotta a Zlatan e al suo procuratore Mino Raiola. I due ci stavano pensando – e se volessero accettare nulla potrebbe impedirglielo, come insegnano i troppi precedenti – ma di certo le dichiarazioni del plenipotenziario del Psg impongono una brusca frenata alla trattativa. E non aprono la porta a sconti sul cartellino dello svedese (pagato 21 milioni la scorsa estate), altra condizione imprescindibile per la conclusione dell’affare. Se è vero che dall’arrivo di Ibra dipende la permanenza di Antonio Conte a Torino, il tecnico bianconero potrebbe cominciare già a fare le valigie. «Il mio percorso alla Juventus si concluderà solo quando non avrò più entusiasmo, e per adesso ho l’entusiasmo, insieme ai miei ragazzi, di vincere il secondo scudetto consecutivo», le parole pesanti dell’allenatore juventino pochi giorni fa. A bis ormai certo (ma allenamento anche oggi per chiudere già nel derby di domenica), Conte riflette sul proprio futuro. Dopo la batosta con il Bayern Monaco, si è capito che il divario con le grandi d’Europa è difficilmente colmabile per la Juve in un solo calciomercato. Con il bilancio in sofferenza, sarà difficile arrivare a un grande bomber europeo senza sacrifici pesanti (Vidal o Marchisio). Anche perché la Signora negli ultimi anni – da Iaquinta ad Amauri – ha sempre avuto difficoltà nelle cessioni negli ultimi anni. E lista dei possibili partenti per la prossima estate è piena di panchinari: Matri, Quagliarella e De Ceglie, insieme con Giovinco Lichtsteiner. Meglio dire addio, dunque, che stravolgere il progetto bianconero. Anche perché il treno delle grandi squadre europee non passa di frequente. Conte si è sempre definito un «professionista» prima che un «tifoso», così come non ha mai nascosto la volontà di fare un’espe rienza all’estero. La chiamata del Chelsea – e la tentazione Real in caso di addio di Mou e di successivo no di Klopp per la panchina merengue – sono occasioni da non perdere. Grandi squadre, grandissimi stadi, presidenti generosi e un ambiente meno ostile (Antonio non ha dimenticato la squalifica per Scommessopoli) attirano il mister pugliese. Così come la possibilità di entrare nel club dei grandissimi allenatori europei: quelli che guadagnano stipendi da favola e si spartiscono a turno le panchine più prestigiose del continente. E ogni estate possono scegliersi il top player che preferiscono.