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Appena finita la partita col Benfica, dopo la seconda sconfitta consecutiva in Champions, Max Allegri s’è detto sicuro che la sua panchina non è a rischio. Sarà vero? A sentire Maurizio Arrivabene, mentre scherzava con i tifosi, sembrerebbe di sì. «E l’altro lo paghi tu?», ha risposto il dg bianconero a chi già prima del Benfica gli chiedeva di cambiare il manico in panchina. Detto questo, però il quadro è molto più complesso.

Allegri è tornato alla Juventus 15 mesi fa e ha firmato un contratto per 4 anni, a 9 milioni netti. Gliene restano quindi quasi 3. Fatti i conti, al lordo sono 50 milioni garantiti (a meno che nel frattempo non si trovi un’altra squadra). Troppi per le casse della Juventus, che sul mercato ha appena dimostrato di guardare anche le briciole, non solo alle decine di milioni.

La domanda però è un’altra e il primo in queste ora a farsela è proprio Andrea Agnelli: ma che succede se la Juve fallisce la stagione? Quale sarebbe il danno, se oltre alla probabile esclusione da questa Champions, la Juventus non riuscisse a qualificarsi alla prossima edizione? Il rischio esiste: oggi la Juve sarebbe ampiamente fuori dalle prime 4. Ha vinto 2 partite su 6 e al netto delle polemiche Var legate alla Salernitana, non ha ancora dimostrato nulla: gioca male, corre poco, aspetta giocatori infortunati che avrà solo a gennaio. Invece le milanesi vanno forte, il Napoli vola, le romane ci sono e c’è pure l’Atalanta. Se la Juve non si riprende, e in fretta, dopo 2 quarti posti, questo è l’anno in cui davvero rischia di stare fuori dall’unica cosa che conta, cioè la Champions. Il fallimento totale costerebbe assai di più dell’esonero di Allegri, e non solo in termini economici.
Dalla tribuna, Agnelli non ha visto la scena in cui l’incredulo Di Maria chiede a Milik perché Allegri abbia sostituito proprio lui, ma di certo qualcuno già stamane gliel’ha mostrata, se non addirittura nella notte. Più delle parole, che non si sentono ma si intuiscono, sono le immagini, le espressioni a dire tutto. Il grande rischio è che nello spogliatoio bianconero ci sia un imprevisto scollamento fra chi guida e chi dovrebbe essere guidato. La società può permetterselo?

Andrea Agnelli e Max Allegri sono amici, si sa. È stato il presidente a richiamarlo, contro il volere dei sui dirigenti più stretti. Difficile esonerarlo adesso, e non solo per i soldi. Però i due si parleranno e di sicuro il confronto sarà franco. Agnelli, finora rimasto in preoccuparo silenzio, prima poi qualcosa dovrà dire, e soprattutto fare. Allegri è certamente orgoglioso e sicuro di rimettere la barra nella giusta direzione, ma nel momento in cui capisse davvero di essere di troppo, potrebbe anche trattare la resa.

Domenica la Juve gioca a Monza, contro l’ultima in classifica che ha appena esonerato l’allenatore, lanciando l’imberbe Palladino. Che succede se la Juve stecca ancora? Perché la Juve, questa Juve, può sbagliare anche la partita di Monza, dove finora hanno vinto tutti quelli che sono passati. Soprattutto, può sbagliare se i giocatori, vedendo il capo in bilico sul borrone dell'esonero, decidessero di fargli fare un passo avanti. Brutto anche solo a pensarlo, ma non sarebbe la prima volta. E dopo Monza ci sono la sosta e due settimane per provare a ricominciare. In un modo come nell’altro. Perciò quello che ieri sera sembrava impossibile, fra qualche giorno potrebbe non esserlo.