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C’è una frase che più di tutte mi ha colpito nella presentazione di Maurizio Sarri al suo primo giorno di Juve. “Mi sono trovato ad allenare giocatori forti, qui c’è un passo avanti e si va al top mondiale. E’ un’emozione. Cristiano ha battuto tutti i record, mi piacerebbe fargliene battere qualcun altro”. Non so voi, ma io ho pensato sia alla Champions (sarebbe la sesta come Gento, il primatista assoluto), sia al numero di gol che Ronaldo vuole realizzare.



Ho già affrontato l’argomento qualche giorno fa e ribadisco la mia posizione: Cristiano giocherà più vicino alla porta, farà il centravanti atipico e a servirlo penseranno gli esterni di un 4-3-3 o Dybala se Sarri lo volesse provare da trequartista come fece, al suo arrivo a Napoli, con Insigne.Naturalmente è presto per dire di aver capito tutto, ma due fatti sembrano chiari: non c’è più posto per Mandzukic, non ce ne dovrebbe essere per Icardi

Poi, come i lettori sanno meglio di me, nel mercato tutto è possibile, anche qualcosa di casuale o irragionevole. Tuttavia, se le parole hanno un senso, Sarri vuole un Ronaldo che batta altri record. E l’unico modo nel quale può riuscirci è segnando di più. Possibile che, a questo punto, l’unica sua alternativa sia Kean che, peraltro, non si sta certo coprendo di gloria con l’Under 21. In primo luogo per i suoi atteggiamenti verso il c.t. Di Biagio, in secondo per l’ostinazione nel voler risolvere le partite da solo.

Sia come sia, ho detto e ripeto che la prima punta la Juve ce l’ha e non deve cercarla: si chiama Dybala, rende al massimo quando gioca in mezzo, è felice perché segna. Casomai vien da chiedersi se possa essere lui l’alternativa a Ronaldo. Onestamente credo di no. Primo, perché Dybala vuole giocare con continuità. Secondo, perché Dybala sa fare anche altro, purché non stia troppo lontano dalla porta.

La mia sensazione, frutto anche di piccole sfumature, è che il destino di molti compagni di Ronaldo sia nelle mani di Ronaldo più che in quelle di Sarri. E’ vero che il neo allenatore juventino ha detto che vuole parlare con tutti, ma è altrettanto vero che il parere più pesante arriverà dal portoghese. Al quale Sarri chiederà come vuol giocare e possibilmente con chi. L’anno scorso un grande aiuto a Ronaldo lo diede Mandzukic che rientrava senza palla (cosa che ha sempre fatto), muovendosi in funzione sua. Adesso, però, con un gioco di iniziativa e di possesso, in cui la tecnica dovrebbe avere la prevalenza sulla forza, Mandzukic non serve più. Servono, piuttosto, un centrocampo di qualità e una grande velocità nel muovere il pallone. Ecco, allora, che a sorpresa può essere rilanciato Douglas Costa che, fino a ieri, sembrava fuori dalle coordinate della nuova Juve. 

Tutto questo va in una direzione: un mercato con qualche ritocco, magari significativo come sarà per l’arrivo di Rabiot, ma non una rivoluzione come avrebbe voluto Allegri (e non la dirigenza). Evidentemente Agnelli da una parte e Sarri dall’altra credono nel valore complessivo di questa rosa e nella possibilità di migliorarla. Certo, un problema c’è: alla Juve praticamente non si fa un ritiro vero e proprio (a Napoli era di 40 giorni) e il progetto di lavoro va adeguato alle gare di prestigio e ai giri per mezzo mondo. 

Sarri dovrà trovare un metodo per far convivere la sua didattica, fondamentale per sviluppare il gioco, con gli impegni di business che fanno aumentare il fatturato. Non è una sfida semplice, anche perché avrà gli occhi di tutta Italia addosso e fin dal primo appuntamento, ma essere all’altezza di una grande squadra significa anche questo: coniugare tempi e modi per una Juve ancora vincente, ma finalmente diversa.