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Un giro del mondo, sessanta giri di lancetta. Un anno di attesa, un'ora per costruire certezze assemblando lego di aspettative. Pezzo dopo pezzo, Federico Chiesa sembrava aver trovato il suo posto in questa Juventus già nei suoi primi sprazzi: a un tratto non esisteva più l'unico allenamento (e mezzo) svolto con i nuovi compagni, non c'era più avvisaglia d'emozione o turbamento. C'era solo Fede, nel bene delle sgroppate e nel male della frenesia. C'era la sua testa bassa e pure la sua generosità. Al sessantesimo, divenuta semplicemente troppa: l'intervento che gli costa il rosso è irruento, e la sanzione è esagerata però non per questo simbolo d'ingiustizia.

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