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La Juve è una non-squadra. Almeno per ora. Dopo 14 mesi di Allegri-bis, dopo una rivoluzione estiva con quel mercato che sembrava cucito su misura per il tecnico bianconero. E in questa stagione sono arrivate solo 2 vittorie (contro Sassuolo e Spezia), poi solo pareggi in campionato. Ma soprattutto 2 sconfitte su 2 partite in Champions, con gli ottavi di Champions che sembrano già lontanissimi anche se non impossibili da raggiungere (basta vincerle tutte o quasi...). Solo che la Juve è una non-squadra, almeno per ora. Che incassa gli assordanti quanto meritati fischi dello Stadium, il popolo bianconero è spazientito, le premesse stagionali erano ben altre, gli alibi non reggono più considerando quello che viene proposto sul campo: il caos Var con la Salernitana è un torto vero e due punti mancano sicuramente in classifica, gli assenti restano e sono pesanti, ma la Juve comunque non può essere tutta qui. Una squadra che dura sì e no 15 minuti per poi sciogliersi puntualmente mostrando tutti i propri limiti contro ogni avversario, dal più piccolo al più grande. “È il momento di stare zitti e lavorare”, si ripete in coro. Alla ricerca di una soluzione che non sembra ancora esserci. E in coro i giocatori ripetono anche di avere fiducia in Allegri, quella stessa fiducia che invece il popolo bianconero non sembra più riporre nell'allenatore di cinque scudetti e due finali di Champions.

LA BATTUTA DI ARRIVABENE – Può essere l'esonero la soluzione ai problemi della Juve? Alla Continassa nessuno per ora prende in considerazione questa ipotesi, è un fatto. Anche se il partito dell'Allegri-out tra i tifosi è sempre più affollato. Così la battuta di Maurizio Arrivabene a qualche tifoso nel pomeriggio risuona come una delle maggiori motivazioni per l'intoccabilità di Allegri: “E il prossimo lo pagate voi?”. Una battuta, niente di più, niente di meno. L'ad bianconero è stato chiaro, era anche un modo per evitare di prendersi sul serio. Resta il fatto che il maxi-ingaggio da 9 milioni di Allegri rappresenta una solida polizza sulla sua panchina, anche perché la data di scadenza è ufficialmente quella del 30 giugno 2025. Quindi avanti così: “È il momento di stare zitti e lavorare”. Aspettando Di Maria, Pogba e Chiesa. Sempre che possano bastare. Intanto quei fischi parlano chiaro.



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