Serie A alla De Cecco

 

 

Alla vigilia di Juventus-Atalanta (scopri le statistiche by Opta per De Cecco) c'è un Max Allegri che saluta il popolo bianconero: in conferenza stampa, al fianco di Andrea Agnelli, l'allenatore dei cinque scudetti di fila dirà la sua verità riguardo l'addio alla Juve. Questi i temi principali toccati da Allegri, in una conferenza con tutta la squadra presente, assente (giustificato) solo il vicepresidente Pavel Nedved.



COMMOZIONE - "Così mi fate commuovere (vedendo la squadra in sala, ndr), anche se niente lacrime, ho già dato ieri. Allora le domande me le fanno i giocatori. Ringrazio il presidente per le bellissime parole che ha speso, ringrazio i ragazzi (si commuove, ndr)...piano piano, si arriva con calma, sempre con calma. Ci siamo tolti tante soddisfazioni, lascio una squadra vincente che ha le potenzialità per ripetersi in Italia e fare una grandissima Champions, purtroppo quest'anno ci sono state coincidenze che ci hanno impedito di giocarcela fino in fondo"

CAMBIO DI ROTTA - "Io ho espresso le mie opinioni riguardo il futuro e il bene della Juventus secondo il mio parere. La società ha preso questa decisione. Ma non cambia niente, quando sono arrivato ho trovato una società super organizzata, all'epoca c'era anche Marotta. Siamo cresciuti tutti insieme, è arrivato il momento per lasciarsi nel migliore dei modi. Agnelli è un grande presidente, Pavel e Fabio stanno diventando e sono dei dirigenti importanti. Domani sera bisogna festeggiare, perché ci sono due cose da festeggiare: una è la vittoria dello scudetto e una l'addio di Andrea Barzagli. Lascia il professore dei difensori, senza togliere niente a Chiellini, Bonucci, Caceres e Rugani. Sarà una bellissima serata, sono stati cinque anni straordinari"

LA SCELTA - "La vivo serenamente, è una cosa fisiologica che ci si possa dividere. Ci tengo a precisare, sono state scritte cose inesatte, a parlare di acquisti, anni di contratto...non ci eravamo nemmeno arrivati a questo. E' il racconto di quello che è successo in questi giorni. Tra la cena di mercoledì e la riunione di giovedì. La decisione del presidente è stata quella che così non si poteva andare avanti. Sono contento e sono emozionato, però basta perché domani dobbiamo festeggiare, c'è una bella partita da giocare. La Juventus l'anno prossimo ripartirà da una squadra straordinaria"


GIOCO - "Va bene così. Alla fine devi raggiungere gli obiettivi che la società ti pone. Noi abbiamo portato a casa scudetto e Supercoppa, resta stagione comunque straordinario. Giocar bene o male dipende dai risultati. Il risultato condiziona. Ora non ha senso fare una roba tecnica, ma una partita di calcio è anche strategia, quelle partite che ti fanno vincere o perdere lo scudetto sono quelle che porti a casa anche giocando male. A nessuno piace perdere, poi dopo nessuno si accontenta. Giocare bene e poi arrivare secondi, non è roba che fa per me. La mia prima esperienza in A, a Cagliari, zero punti in cinque partite e si diceva che giocavamo bene...sì, però avevo zero punti. Noi la partita giocata a Cardiff, l'abbiamo persa perché il Real ha difeso molto bene e noi abbiamo difeso male. Giocare bene? Io non ho ancora capito cosa significa, se qualcuno me lo spiega provo a capire e magari ci riuscirò. Nel calcio ci sono le categorie, chi vince, chi non vince e chi non vince mai. Se non vinci mai, ci sarà un motivo, Dio santo! Nel gabbione a Livorno vincevo tutti i tornei tranne uno, ci sarà un motivo. Anche lì, ci sarà un motivo se c'è chi vince sempre e chi non vince mai. Non faccio esempi, altrimenti viene già tutto"

ALLENATORE-MANAGER - "Lo intendo come un allenatore coinvolto dall'azienda, non è l'uomo che fa mercato. Io di questo sono sempre andato fiero, di essere aziendalista. Il confronto aiuta a crescere, nelle varie problematiche. L'ho fatto qui, anche al Milan. Al Cagliari meno, perché era una realtà più piccole. Oggi i grandi club sono grandi aziende, c'è bisogno che un allenatore capisca tutto, ci sono mille problematiche"

PROSSIMO ALLENATORE - "Abbiamo Barzagli in rampa di lancio (ride, ndr)".

JUVENTINO - "Da quando sono arrivato alla Juventus sono diventato subito juventino. A parte che quando ero piccolo avevo il poster di Platini, poi quando ha smesso lui ho smesso un po' anche io di tifare. Però son sempre stato juventino. Esserlo oggi significa far parte di una famiglia, che ha un dna ben preciso e che insegna tantissimo a crescere, sono stati cinque anni di grande insegnamento".

TIFOSI - "Non mi sono domandato perché non sono riuscito a conquistarli tutti, perché in realtà molti sono stati calorosi. Tutti d'accordo non potevo mettere, poi il contraddittorio aiuta a crescere. Arrivo a Vinovo c'era contestazione, ma io stavo calpestando il terreno sul quale un mio primo cavallo aveva vinto tre corse tris: quella è la prima cosa che avevo pensato. Ed ero sereno, perché la squadra era straordinaria, infatti siamo andati in finale di Champions"

FUTURO - "Ora non so niente. Di quello che sarà il futuro vedremo. Magari una pausa mi fa anche bene, ho bisogno di riposare un pochino. Poi dopo il 15 luglio forse mi tornerà voglia di lavorare, dipende da cosa succederà in giro. Serenamente valuterò cosa mi verrà proposto. Altrimenti mi dedicherò più a me stesso, ai miei figli, alla mia fidanzata, a mio papà, a mia sorella. E a quella banda di scellerati dei miei amici"


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