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Beppe Marotta fa il punto sul mercato della Juventus: "C'è la volontà di tornare competitivi attraverso cultura sportiva e senso di appartenenza forte. Krasic? Non è definitivamente tramontato, ma abbiamo ripiegato su Martinez che è un giocatore di qualità importante. Il calciomercato è particolare e nell'arco di pochi giorni le quotazioni sono diverse. Dobbiamo pazientare e cogliere le opportunità. Una di queste potrebbe essere proprio Krasic se il Cska rivede le sue posizioni economiche".

Ai microfoni di Radio anch'io Sport, il direttore generale bianconero non risponde alle domande su Pazzini e Mexes ("Il nostro mercato è un cantiere aperto e fare nomi mi sembra fuori luogo"), e poi parla della Nazionale e dello stato di salute del calcio italiano, pochi giorni l'eliminazione ai Mondiali: "La Nazionale non può fare a meno di tutti i grandi club. La qualità del calcio italiano ora è senz'altro inferiore a quella di qualche anno fa. Dobbiamo capire il perché. Nel '66, dopo la debacle con la Corea, il consiglio federale chiuse le frontiere agli stranieri e fu una scelta, a mio parere, azzardata. Oggi bisogna lavorare per alzare il tasso qualitativo del nostro calcio, partendo dal settore giovanile. E in ciò il contributo della Federazione deve essere predominante rispetto a quello dei club, rafforzando la collaborazione tra la prima ed i secondi. Abete? Non è lui il colpevole perché le difficoltà del calcio italiano non sono certo riconducibili al presidente federale. Anche la condizione dei singoli giocatori è importante nel momento in cui si gioca. L'Italia si può criticare dal punto di vista tecnico-tattico, ma è sembrata giù di corda anche sotto l'aspetto fisico".