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Sulla necessità di Paredes alla Juventus occorre fare chiarezza. Sì, è necessario e vedremo perché, ma prima bisogna sciogliere un equivoco una volta per tutte. Locatelli è un regista? La domanda è importante nel momento in cui la Juventus e il popolo bianconero manifestano il bisogno di trovare un nuovo play. Evidentemente la risposta alla domanda su Locatelli è implicita: per i più, non è un regista. Allora però mi si dovrà spiegare perché la regia di Locatelli al Sassuolo era una delle migliori della Serie A. Basta dire che giocare alla Juventus è un’altra cosa?  La solita solfa delle pressioni maggiori? Per carità, non è più il tempo di banalizzare. Locatelli è un ottimo regista relativo, Paredes è assoluto. In un gioco dove il palleggio è sistematico e allenato per essere dominante (vedi il Sassuolo di De Zerbi), Locatelli ‘diventa’ un ottimo regista. Con Allegri, invece, che è un allenatore che non interviene in maniera così pregnante sulla circolazione del pallone, lasciando tutto più ‘lasso’, Locatelli ‘diventa’ un regista meno qualitativo. E da qui l’equivoco per cui secondo alcuni dovrebbe fare solo la mezzala. Da qui, la necessità di un nuovo, ‘vero’ play alla Juventus: Paredes. Ora, per un ragionamento o per l’altro, si arriva comunque alla stessa conclusione. Alcuni continueranno a dire che Locatelli non è un regista, altri semplicemente che Paredes ha più qualità nell’esercitare la stessa funzione. La qualità assoluta di cui ha bisogno Allegri. La qualità di chi ‘se la cava in situazione’ a prescindere da ciò che gli sta attorno. In questo, spiace ammetterlo, ma gli argentini hanno una marcia in più. Sono più vicini all’essenza del calcio. Il loro tocco di palla è diverso, più naturale. 

ERRORI IN REGIA CONTRO IL SASSUOLO - Per parlare di Paredes può essere utile mostrare cosa accade talvolta alla Juventus senza Paredes. Gli errori li fanno tutti, questa è la premessa doverosa, ma per quanto riguarda la cabina di regia quello che conta è dare un’illusione di certezza. Esattezza, pulizia. Locatelli ha migliorato molto la manovra della Juve, ma qua e là rimangono delle pecche. E l’illusione si rompe ancora. Eccolo contro il Sassuolo mentre si complica la vita pressato da Frattesi. Anziché giocare a parete per Bonucci questo pallone passato da Bremer, sterza col sinistro, Defrel gliela porterà via approfittando dell’errore tecnico. 



Poco più tardi, sempre su appoggio così così di Bremer, Zakaria verrà direttamente anticipato da Thorstvedt, l’altra mezzala neroverde. Della serie, se non è l’uno è l’altro.



Ecco, Paredes arriverebbe per togliere dal campo queste incertezze. È un maestro autorevole nella costruzione del gioco, tendenzialmente non sbaglia. Ed è su questo ‘tendenzialmente’ che si fonda l’illusione del regista superiore.  

IL LANCIO - Ma oltre al miglioramento nel gioco corto, di cui comunque anche Locatelli sa il fatto suo (al di là di piccole sbavature), va segnalato il sicuro upgrade qualitativo nei cambi di gioco e soprattutto nei lanci in profondità che porterebbe Paredes. 
I cambi di campo possono diventare micidiali nella Juve di Di Maria, Kostic e chissà, forse Depay. Leandro sa bene come attivare la fantasia del Fideo, dato che ci ha giocato insieme nel PSG ed è suo compagno in Nazionale.



Quanto ai lanci più complessi, quelli in profondità, Locatelli è vero, ogni tanto ci prova, vedi pronti via contro il Sassuolo questo lancio ambizioso per Di Maria.



Ma specialmente quando la distanza cresce, non è certo impeccabile.


Paredes invece lascia addirittura a bocca aperta in questo fondamentale, è molto creativo. Si è parlato tanto della ‘rovesciatina’ di Leo Messi contro il Clermont, ma in quel caso la giocata più elegante l’aveva fatta Paredes, mettendolo in porta con un colpo talmente esatto da permettere alla Pulce di girarsi e controllare il pallone di petto all’altezza del dischetto.



La creatività di Paredes è molto verticale. Non riuscirebbe a sfruttare corridoi del genere altrimenti (vedi immagine seguente). Dove un centrocampista normale la alza, lui trova interstizi per filtranti assurdi. Qui sotto la fa passare fra due coppie appartenenti a due reparti diversi. Una palla incredibile per Mbappé.



E ancor prima del meraviglioso assist di Modric contro il Chelsea, Paredes mostrava un colpo simile nel PSG, lanciando in porta sempre Mbappé con l’esterno.



IL TACKLE -  Fra lui e Verratti, a Parigi si vedono tante scivolate, tanti tackle a centrocampo. Sì perché Paredes non è molle, anzi, riesce a bilanciare la creatività (spesso sottovalutata) con il temperamento combattivo tipico dei centrocampisti argentini. D’altra parte, come per i lanci e gli assist, è sempre una questione di tempismo, solo che declinato nella fase difensiva.



Paredes può giocare in un centrocampo a tre da vertice basso o con funzioni di regia nel doble pivote. Anche questo è importante per la Juve variabile che ha in mente Allegri. Ma soprattutto, come direbbe Brera, Paredes ha “innato il senso geometrico”. Non ha bisogno di imparare o allenare linee di passaggio. 



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