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Nel prontuario del nemico che sfida la Juve, la prima istruzione di sabotaggio è già scritta dalla seconda giornata: braccare Andrea Pirlo. Da ultimo, piuttosto bene, l'ha fatto il Catania, domenica scorsa: «Avevamo studiato la partita e sapevamo di dover pressare lui», aveva detto Vincenzo Montella. Ovvero, Delvecchio subito addosso, e Almiron a due passi. Per i bianconeri ne è venuta fuori una prima parte di inesplorata sofferenza, come avrebbe poi ammesso il regista: «Avevo poco spazio, mi hanno marcato bene». Per questo, a Milanello pare stiano armando simili precauzioni, anche tentando il recupero record di Boateng, il miglior segugio cui affidare il compito. In alternativa, a Pirlo dovranno dare un'occhiata Aquilani o Emanuelson: altro fisico, altre gambe.

Maniacale in tutto, Antonio Conte non è ovviamente sorpreso dalle contromisure altrui e già in Sicilia aveva sdrammatizzato: «Abbiamo un gioco corale e il campione è al servizio della squadra». Volendo sfruttare Pirlo e non sacrificarlo da mera esca, però, si cercherà di forzare la libertà vigilata cui verrà sottoposto. La prima opzione era nel cambio dell'assetto juventino, con l'innesto dall'inizio di Vidal, insieme all'ex milanista e a Marchisio: terzetto mai visto dal primo minuto. L'allestimento di Catania, era così anche un collaudo in vista del duello con i rossoneri. Visto che Allegri piazza sempre tre centrocampisti d'ordinanza, indiziati Nocerino, Van Bommel e Seedorf, difficilmente Conte accetterà la battaglia due contro tre, in mezzo. A pareggiare i conti dovrebbe dunque servire l'ingresso di Vidal, che poi, con corsa e inserimenti, avrebbe il compito di dare altri bersagli cui pensare al centrocampo avversario. Progetto da affinare comunque, se a Catania ha cigolato a lungo, filando solo quando la sorveglianza è calata per stanchezza.

Finora, Pirlo resta in ogni caso l'unica arma non convenzionale della Juve, il genietto che tutto può far funzionare, e che in bianconero non s'avvistava da decenni. Curioso che tra i blog dei tifosi juventini, più di qualcuno s'allarmi per la dipendenza che già ora la squadra avrebbe nei confronti del suo regista: da benedizione a dannazione. Un po' troppo in fretta. Si tratterà allora di continuare a lavorare: per dosare le giocate del fenomeno con quelle della squadra; gli assist del suo piede modello Gps con quelli fabbricati dalla collettività, come a Siena.

In fondo, chi Pirlo non l'ha più, un po' lo rimpiange. Se non Allegri, che sull'argomento taglia sempre cortissimo, di certo qualche ex collega rossonero che con il numero 21 ha vinto tutto, in dieci anni di Milan. Così c'è chi è rimasto orfano di un gran centrocampista, chi di un amico, anche se le telefonate continuano, chi, come Nesta, di un fidato compagno di stanza. Se il primo duello da ex c'è già stato, al trofeo Berlusconi, quello di campionato farà comunque effetto. Anche se Pirlo pare aver esorcizzato da subito i ricordi: «Ho scelto la Juve perché vuole riemergere e vincere, come me», disse al primo giorno in bianconero. E dal ritiro aveva già pronta la sfida, a una battuta di Galliani: «Forse ha paura di noi».