44
Da martedì si fa sul serio. Alla Continassa inizieranno a rientrare alla spicciolata anche i nazionali, il gruppo al completo si rivedrà solo tra giovedì e venerdì, aspettando come sempre gli ultimi arrivati che saranno i sudamericani. Una situazione che inevitabilmente condizionerà anche la formazione titolare da schierare contro la Fiorentina prima e con l'Atletico Madrid poi, primo vero doppio banco di prova per Maurizio Sarri anche in termini di rotazioni e gestione del gruppo, perché una rosa così profonda in termini di talento e personalità non l'ha mai avuta nemmeno tra Napoli e Chelsea. A proposito, la prima grande novità sarà proprio legata a Sarri, perché salvo imprevisti quella di sabato a Firenze dovrebbe trasformarsi nella partita del suo ritorno in panchina.

LA LISTA – E dopo aver compilato, non senza esclusioni eccellenti e sofferte (o imbarazzanti per usare le parole dette da Sarri a Stoccolma), la lista Champions, resta lunga un'altra lista, quelle delle cose da fare. Prima di tutto, recuperare al meglio dalla polmonite: già la scorsa settimana il tecnico ha diretto parzialmente gli allenamenti a bordocampo, anche nei giorni di pioggia, restando sotto un gazebo. Questo il passo fondamentale, da Firenze sembra proprio possa iniziare la sua vera stagione. Nel frattempo anche il confronto con Emre Can, sempre che si riveli necessario considerando come la decisione di Sarri sia semplicemente tecnica: a oggi è il settimo centrocampista, da lì dovrà partire il tedesco al di là dello sfogo degli scorsi giorni e la richiesta di chiarimenti. E ancora ci sarà un turnover da impostare, da sabato in poi si gioca ogni tre giorni, la rosa della Juve andrà gestita con cura e di giocatori con i nervi scoperti ce ne sono ancora tantissimi. Sarri dovrà recuperarne parecchi, ricucendo diverse situazioni rimaste più o meno in sospeso dopo il mercato: detto di Can e magari di Mario Mandzukic, bisognerà recuperare pure Daniele Rugani e rigenerare Paulo Dybala, in un elenco che di sicuro non finisce qui. La settimana di Sarri è piena di cose da fare, ma la più importante è quella che trasformerà questa nella vera settimana di Sarri: sedersi in panchina a Firenze. Vorrebbe dire, forse, che sarebbe guarito: in tal caso anche ricominciare a parlare di tuta o giacca e cravatta diventerebbe un esercizio di stile di cui un pizzico si è sentita la mancanza.