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Un occhio agli Europei e un altro alla Juve, con una nota di rammarico e di polemica neanche tanto velata per la gestione dei suoi tanti problemi fisici. Ai microfoni del Mirror, Aaron Ramsey fa il punto sulle due stagioni in bianconero: "Le ultime due stagioni sono state complicate per me. Ci sono stanti diversi fattori e cambiamenti a cui non ero abituato".

In nazionale, invece, la musica sembra essere diversa, così lascia intendere il 30enne gallese, che sarà avversario dell'Italia domenica 20 all'Olimpico di Roma: "Ora ho la mia squadra, costruita intorno a me, che si concentra sulla mia forma fisica per farmi essere al top. Ho preso i problemi di petto e mi sono circondato di persone giuste per cercare di creare le condizioni affinché io possa tornare a sentirmi bene e ad avere di nuovo fiducia in me stesso. Lo staff atletico e medico mi conosce da tanto tempo, da quando ero all'Arsenal. Mi capiscono, conoscono il mio corpo e sanno quello di cui ho bisogno".
LA VOLONTA' DEL CLUB - Chissà come avranno preso queste dichiarazioni a Torino, dove in due anni, e con due gestioni diverse (Sarri e Pirlo), il classe 1990 ex Arsenal ha trascorso più tempo in infermeria che in campo, con un bilancio di 60 presenze e 6 gol, con sole tre partite nell'ultima stagione nelle quali ha giocato per tutti i 90 minuti. Fosse per Max Allegri e Federico Cherubini, Ramsey partirebbe al 100%, ma fra i propositi del club e le possibilità reali al momento c'è molta distanza. L'ostacolo principale ovviamente è rappresentato dal contratto, che lega Ramsey e la Juventus ancora per due anni, fino al 30 giugno del 2023, con un ingaggio di 7 milioni di euro netti a stagione, una cifra 'pre Covid che ora sembra folle, rapportata al momento finanziario del calcio e al rendimento del giocatore. 

PROBLEMA INGAGGIO - Detto che Ramsey non si opporrebbe a una cessione, resta però il problema dell'ingaggio. Gli unici club che per ora hanno timidamente sondato il terreno sono il West Ham e il Crystal Palace e anche per loro si tratta di un ingaggio alto da poter garantire, pur nel contesto della ricca Premier League, dove i soldi dei diritti tv imbandiscono la tavola di tutti i club.