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  • Juve, con Giuntoli progetto sostenibilità: senza i soldi della Champions dovrà fare come Marotta

    Juve, con Giuntoli progetto sostenibilità: senza i soldi della Champions dovrà fare come Marotta

    • Giancarlo Padovan
      Giancarlo Padovan
    L’ingaggio, ormai più che probabile, di Cristiano Giuntoli come direttore sportivo alla Juventus, segnala una significativa inversione di tendenza. Una volta, cioè con Marotta, Paratici e, più di recente, anche con Cherubini, la Juve andava a dragare il mercato dei calciatori (più bravi, ma non sempre, più famosi, ma non sempre, più pagati quasi sempre). Oggi, invece, assai più opportunamente, si muove per portare a casa il dirigente che, a Napoli, ha cucito lo scudetto sulle maglie della società di De Laurentiis dopo trentatré anni. Intendiamoci, per riuscirci, facendo quadrare bilanci e crescita sportiva, Giuntoli ha impiegato otto anni, ma è fuori di dubbio che il suo profilo sia il più adatto per sanare le ferite che la Juve si ritroverà dopo le sentenze della cosiddetta giustizia sportiva.
     
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    Con la certezza dell’esclusione dalla Champions, sia che arrivi tra le prime quattro, sia che vinca l’Europa League, la Juve si dovrà misurare con un budget ridotto, una serie di partenze rilevanti (da Rabiot a Di Maria e, forse, Vlahovic), una squadra da ricostruire o da innervare. Insomma partirà un programma di ridimensionamento che andrà gestito a doppia velocità: un occhio ai conti, l’altro ai risultati agonistici, perché è ovvio che la Juve non possa permettersi, proprio per ragioni economiche, più di una stagione senza l’Europa di prima fascia.
     
    Giuntoli arriva in un momento critico, con una situazione assai simile a quella che accompagnò l’avvento di Beppe Marotta (2010) dalla Sampdoria. La prima stagione fu pessima (Juve settima), ma dall’anno successivo partì la lunghissima teoria degli scudetti. Nessuno può chiedere a Giuntoli di dirimere in poco tempo le urgenze o di inscenare miracoli. Certo è richiesta una gestione più oculata rispetto alle ultime, scelte meno folcloristiche con scambi cervellotici (Pjanic-Arthur tanto per capirci), magari un colpo alla Kvaratskhelia (costo basso, resa altissima), un progetto di serietà e sobrietà. Una cosa è certa. Con Giuntoli, l’era di Agnelli (e dei suoi uomini) è definitivamente tramontata.    
     

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