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BUFFON 8.5 – Semplicemente il portiere italiano più forte di sempre. Anche a 37 anni, anche al ventesimo campionato di serie A, anche con una schiena che ogni tanto lo fa penare: il numero uno è lui, non per grazia ricevuta ma perché è il più forte, l'ottavo Scudetto vinto sul campo con la Juve ne è ulteriore certificato di garanzia. Neto può attendere, oppure può imparare sotto la sua ala.

STORARI 6 – Fedele scudiero di Buffon, in attesa del rinnovo si conferma un dodicesimo di sicuro affidamento e uomo chiave dello spogliatoio: la sua tenuta da ultras nella prima partitella di Barzagli con la Primavera resterà una delle immagini più divertenti della stagione.

RUBINHO ng – Silenzioso terzo portiere, verrà ricordato soprattutto però l'infortunio procurato a Morata appena arrivato dal Real Madrid.

 

BONUCCI 9 – La stagione della consacrazione. Pensare che in tanti non lo ritenevano adatto a giocare in una difesa a quattro, pensare che in tanti pensavano che fosse Conte la forza di Bonucci. Juventino tra gli juventini, ha disputato una stagione stellare senza sbavature e con il piglio da leader vero, di quelli che sanno anche trovare la giocata decisiva quando è necessario. E a lui Allegri non ha mai rinunciato, come dimostra il muro dei 4 mila minuti di utilizzo sfondato proprio contro la Sampdoria.

CHIELLINI 7.5 – Il ruolo di leader della difesa se l'è preso Bonucci, ma Chiellini si è confermato una volta di più elemento chiave della Juve post-Calciopoli. Non ha mai risparmiato una sola goccia di sudore in campo, ci ha sempre messo la faccia fuori dal campo. Se la Juve è la difesa meno battuta, il merito è anche suo.

BARZAGLI 7 – Ci sono voluti sei mesi di attività ufficiale prima di poterlo rivedere in campo, Allegri ha saputo aspettarlo e la società ha puntato su di lui non acquistando alcun difensore. Lui ha fatto capire perché: con lui in campo la Juve non ha ancora subito un gol su azione. Basta?

CACERES 6.5 – Ancora una volta, solo gli infortuni hanno frenato la furia del Pelado. Non abbastanza per togliere la sua firma dalla cavalcata scudetto della Juve, la prova con gol di Napoli è la conferma di quanto sarebbe stato importante averlo sempre a disposizione.

EVRA 6.5 – In difficoltà a inizio stagione, ha silenziosamente preso le misure con il calcio italiano e trovato il proprio ruolo nello spogliatoio della Juve. Ed è in costante crescendo. Pochi fronzoli, sostanza che fa la differenza.

LICHTSTEINER 6.5 – Alla fine la fascia destra è sempre roba sua, con tutto la sua generosità e il suo nervo. Forse meno incisivo rispetto ad altre stagioni in fase di spinta, ma se lo svizzero fosse anche lucido per quanto corre sarebbe un fenomeno.

OGBONNA 6 – Con Barzagli fuori causa, ci si sarebbe aspettati che potesse superare le difficoltà della prima stagione in bianconero. A lungo titolare nella primissima fase di stagione è poi sparito dai radar con il passaggio alla difesa a quattro, ma rimane su di lui il peso di un investimento da 15 milioni non giustificato dalle prestazioni.

MATTIELLO 6 - Gettato nella mischia in un paio di occasioni, ha dimostrato che in futuro si potrà contare su di lui. Tutta la squadra gli si è stretta attorno dopo il grave infortunio subito all'inizio della sua avventura nel Chievo.

DE CEGLIE ng – Rientrato alla base sul gong del mercato invernale, una sola presenza per lui.

MARRONE ng – Fuori causa per infortunio quasi tutta la stagione, ancora a caccia del primo gettone stagionale.

 

MARCHISIO 9 - Il vero uomo copertina del passaggio dalla Juve di Conte a quella di Allegri è lui. Diventato da subito un elemento imprescindibile della nuova Juve, si è da subito schierato al fianco del tecnico di oggi lanciando messaggi non proprio al miele al ct della Nazionale: “Quest'anno la palla la teniamo noi e sono gli altri a dover correre...”, commentava già a inizio stagione. Sempre stato tra i migliori, titolarissimo al pari di Bonucci e Tevez, decisivo da interno come da regista. Dopo un anno in chiaroscuro, forse il miglior Principino di sempre.

POGBA 8.5 - Nel caso ci fossero ancora dei dubbi, ha dimostrato come il termine fuoriclasse sia tutt'altro che azzardato. Forse un po' distratto da gennaio in poi, ha in ogni caso palesato uno strapotere tecnico e fisico che saputo fare spesso la differenza. Il futuro difficilmente lo vederà a lungo in serie A, per il momento rimane il vero fenomeno della Juve.

PEREYRA 7 – Si è guadagnato sul campo un posto anche nella Juve del futuro, Marotta lo riscatterà perché ha dimostrato di essere un elemento di grande prospettiva. Il primo anno alla Juve non è facile per nessuno, in punta di piedi si è ritagliato uno spazio importante sia dietro le punte che in mediana quando necessario. E può solo migliorare ancora.

PIRLO 7 – Il tempo passa, vero. I ritmi calano, vero. Ma rimane decisivo come e più di sempre, verissimo. Pirlo non è stato continuo come in passato, inevitabilmente. Però i colpi da fuoriclasse non sono mancati, dal derby in poi la sua firma è rimasta impressa anche su questo Scudetto. Ed il nuovo rapporto di fiducia reciproca con Allegri rimane il gol più importante.

PADOIN 6.5 – All'improvviso è diventato idolo dei tifosi, con la faccia pulita e un cuore grande così. Dove serve si mette, dove si mette fa il suo con generosità e abnegazione. Interno di centrocampo, regista atipico o esterno di fascia, lui c'è sempre.

VIDAL 6.5 – Solo recentemente sta tornando Re Artù, miglior acquisto possibile per la Juve ed Allegri per questo dorato rush finale. Rimane però una stagione che a lungo lo ha visto come principale equivoco, fuori forma e fuori fase dopo un'estate trascorsa con la valigia in mano ed un ginocchio che cigolava. Il timbro sullo Scudetto è in ogni caso suo, certificazione non solo sul tricolore ma anche e soprattutto su uno stato di forma che lo vede vicino ad essere il vero Vidal proprio quando serve di più.

ASAMOAH 6 – Un grave infortunio lo ha tolto dai giochi troppo presto, ma fondamentale è stata la sua presenza in avvio di stagione per alleviare i problemi di inserimento di Evra.

STURARO 6 – Anticipare di sei mesi il suo arrivo a Torino è stata una scelta forzata, la sua sostanza in mediana ha fatto capire come sia stata anche una scelta azzeccata.

PEPE ng - Tornato calciatore, non è cosa da poco. Per il resto è più importante nello spogliatoio che non nelle rotazioni di Allegri. Ma anche questa non è cosa da poco.

ROMULO ng - Un paio di spezzoni in una stagione di fatto persa per pubalgia a livello individuale.


 

TEVEZ 10 – Come il numero di maglia che indossa, eredità pesante e un premio forse ingiusto secondo molti. Quest'anno più che al debutto, però, l'Apache ha dimostrato di essere assolutamente all'altezza dei grandi campioni, delle leggende, che in passato hanno indossato la numero dieci della Juve. Che torni o no al Boca, quanto fatto in questa stagione rimarrà per sempre impresso nella storia della Juve. Gol a grappoli, quasi tutti decisivi, alcuni memorabili. Buffon, Bonucci, Marchisio, Pogba e via così: tanti i giocatori determinanti, ma l'uomo-Scudetto non può che essere lui. Semplicemente, il miglior Tevez di sempre.

MORATA 7 – Un infortunio in estate ne ha rallentato l'inserimento. L'inserimento ne ha rallentato l'esplosione. Poi si è capito perché Marotta e Paratici abbiano scelto lui e non altri per completare l'attacco bianconero: in prospettiva un autentico crack, già oggi determinante nel salto di qualità avuto dalla Juve anche in Europa.

LLORENTE 6 – Da gennaio in poi ha perso il ballottaggio con Morata per il ruolo di centravanti, forse distratto da un futuro che lo dovrebbe portare lontano da Torino. Deludente negli ultimi mesi, prezioso nella prima parte di stagione: se l'ex Real è riuscito a crescere con calma, il merito è anche suo e del suo essere spalla ideale del Tevez devastante che si è visto tra settembre e dicembre.

COMAN 6 – Utilizzato col contagocce, si è un po' perso per strada. Il futuro è suo, il presente parla di un apporto utile in caso di emergenza. La prestazione da unica punta sul campo del Chievo alla prima giornata rimane forse il momento migliore della sua avventura italiana fino a qui.

MATRI 6 – Rivoluto da Allegri a gennaio per completare l'attacco, in campionato si è appena visto ma il suo ritorno sta aiutando il tecnico a tenere alto il livello di competizione settimanale anche per un ruolo da alternativa.

GIOVINCO ng – Mezza stagione da separato in casa e la partenza alla volta del Canada. Il riscatto milionario dal Parma rimarrà uno dei flop di mercato del tandem Marotta-Paratici.



All. ALLEGRI 9 - La Juve non è una squadra che faccia divertire gli esteti del calcio, ma è concreta e vincente. E' soprattutto una squadra matura e sicura di sè, che sa gestirsi senza dover ricorrere a un turnover esasperato ed è stata capace di arrivare fino in fondo in ogni competizione. Allegri non ha sbagliato nulla sotto il profilo della gestione del gruppo, è stato perfetto nel raccogliere un'eredità pesante come quella di Antonio Conte, resa ancor più scomoda dai modi e dai tempi in cui è stato necessario metterlo al timone della Juve. Che lui ha guidato come meglio non si poteva. Il 9 è un voto che si spera possa salire nel bilancio di tutta la stagione, sognando ad occhi aperti il 10 potrebbe nemmeno bastare...