Ogni volta che presento una partita della Juve metto in guardia i suoi tifosi (che mi detestano) e, se mi leggono, anche giocatori e allenatore, sui possibili rischi di una sconfitta. Sia perché le probabilità aumentano in base alla legge dei grandi numeri (la Juve non ha mai perso in campionato e Coppa Italia dunque prima o poi accadrà anche in una manifestazione nazionale), sia perché una partita sola può anche mentire sull’effettivo valore delle contendenti. Premessa doverosa se si parla della Supercoppa italiana, giunta alla trentunesima edizione, e che si disputerà a Gedda, in Arabia Saudita, domani pomeriggio alle 18,30 italiane. In finale c’è il Milan, cioé la squadra che, pur avendo perso il campionato e la Coppa Italia, nel 2016 superò la Juventus ai calci di rigore (1-1 dopo i supplementari).

Quello era il Milan di Montella, questo di Gattuso, che pensa al colpo grosso senza trascurare le coincidenze, apparentemente favorevoli. A Doha andò di lusso, a Gedda potrebbe ricapitare. In primo luogo perché la Juve è la squadra che ha perso più finali (sei). In secondo luogo perché, oltre che dal Milan l’anno prima, nella stagione scorsa fu battuta anche dalla Lazio (seconda finale persa consecutivamente). Allegri, poi, di Supercoppe ne ha vinta due (con il Milan e con la Juve), ma gli riesce una volta su quattro. Non lo dice, ma la soffre. Insomma i numeri inquietano e l’allenatore dei bianconeri non è sereno. Servirà una grande prestazione perché se il Milan è senza Suso (squalificato) e ha mezz’ora di supplementari sulle gambe, è però reduce da una vittoria in casa della Sampdoria e possiede un Cutrone che trasforma in gol tutto ciò che tocca.

Nella Juve mancheranno un titolarissimo (Mandzukic) e due riserve (Cuadrado e Benatia), ma stanno bene tanto Douglas Costa che Bernardeschi. Il che significa tecnica nella velocità, il massimo. A Bologna, però, due che domani certamente giocheranno, cioé Ronaldo e Dybala sono entrati così di malavoglia da risultare dannosi. Domanda? Erano tanto giù di corda perché la partita era decisa o perché la loro condizione non è buona? Quasi certo il 4-3-3 con Pjanic, Matuidi e Bentancur (altrimenti Khedira) a centrocampo e, davanti, Ronaldo punta centrale con Dybala a destra (ma svarierà molto) e Bernardeschi a sinistra. Possibile il rientro di Cancelo, ma De Sciglio è discretamente affidabile (l’anno scorso, a Roma, fu invece la causa della sconfitta).

Anche il Milan giocherà con il 4-3-3 e proprio non vedo come Gattuso possa escludere una volta di più Cutrone, oggi nettamente più decisivo di Higuain, l’ex chiamato al secondo tentativo di vendetta (il primo in campionato è fallito). Ma la finale non sarà decisa né dagli schieramenti, né dalla tattica, ma dalle motivazioni. E Allegri sa che il Milan ne ha di più. Non solo perché sarebbe la prima squadra italiana a battere la Juve, ma anche perchè la Supercoppa gli consentirebbe di vincere almeno un trofeo stagionale, occasione praticamente unica. Al contrario la Juve deve convincersi che la Supercoppa valga almeno quanto la Coppa Italia. In realtà conta solo per sostenere che il grande slam (Supercoppa, Coppa nazionale, scudetto e Champions League) è superiore al triplete. Peggio: essendo favoritissima, la Juve se vince avrà fatto il suo, se perde si aprirà un (mezzo) processo. Come successe nel 2016 quando Allegri disse che avrebbe voluto prendere a calci tutti i suoi giocatori (e la società non gradì).

L’Arabia Saudita è il quinto Paese straniero ad ospitare la Supercoppa italiana che così diventa il  trofeo dei quattro continenti visto che è stata disputata quattro volte in Cina, due negli USA, due in Qatar, una volta in Libia. Chi vince tra Juve e Milan va in testa all’Albo d’oro. Finora hanno vinto sette Supercoppe a testa. Perciò chi perde perde due volte.