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Lo United bracca Marchisio.
La Juve su Nani: conferme.
(Tuttosport)


Dal 4-2-4 iniziale della stagione scorsa al 3-5-1-1 attuale: così Conte ha rivoltato la squadra continuando a trionfare.
Rivoluzione vincente: sei Juve in due anni, ma è sempre scudetto.

Conte l’ha imparato a sue spese: se non vinci in fascia, l’Europa ti boccia.
Ora tutti a caccia di esterni offensivi.
I tedeschi non vincono solo perché sono ricchi e hanno stadi comodi. Vincono perché stanno raccogliendo i frutti di un intelligente progetto tecnico calibrato più di 10 anni fa. Ma vincono anche perché hanno interpretato meglio degli altri le esigenze tattiche dei tempi. Non è un caso che condividano lo stesso schema (4-2-3-1) e che abbiano torturato le spagnole allo stesso modo: con gli esterni. Al Bernabeu, le ripartenze di Reus sono state letali; al Camp Nou, Robben ha spaccato la partita sgommando a destra, Ribery l’ha chiusa affondando a sinistra e crossando per la testa di Muller. Il golpe europeo di Bayern e Borussia è una restaurazione: ali e centravanti che Guardiola aveva rimosso nella sua splendida rivoluzione di palleggiatori. La new-wawe tedesca ha allargato il campo e alzato il cielo: le ali crossano, Mandzukic e Lewandowski volano. Antonio Conte, che ha studiato il Bayern da vicino ed era al Bernabeu per Real Madrid (altro 4-2-3-1)-Borussia Dortmund, lo ha capito: senza grandi esterni offensivi, che vincono i duelli di fascia, difficile oggi competere in Europa. Ai primi due posti del nostro campionato abbiamo invece una difesa a 3 ed esterni che troppo spesso fanno i terzini. Siamo un’eccezione. Siamo indietro. Infatti il Milan si è già attrezzato, Conte e Stramaccioni cercano specialisti di fascia (da Diamanti in su). Lo stesso Prandelli, con Cerci ed El Shaarawy, vuole allargare il campo. Ma c’è un altra lezione: i giovani. In attacco a Madrid, il Borussia aveva i 20 anni di Gotze, i 23 di Reus, al massimo i 28 di Lewandowski. Non è un vezzo. Significa potersi permettere moduli ambiziosi perché quei ragazzi, forti e affamati, sgobbano anche per recuperarla. Tutti attaccano, tutti difendono, compatti e di corsa. Il nostro calcio invece è zeppo di deroghe. «Con la classe che è ha, mi basta che giochi da fermo». Nelle squadre europee di vertice sarebbe inconcepibile la costituzione atletica di un Cassano, ma anche l’eccezionalità anagrafica di Totti e Di Natale. Il calcio al potere è fatto da squadre in cui i meno giovani (Robben, Ribery) corrono come i giovani e tutti lavorano nelle due fasi a ritmi altissimi, per noi insostenibili: un organismo armonizzato e sempre in movimento. Vincono per questo, non perché pagano.