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Questa sera, contro il Villarreal, la Juventus dovrà stare attentissima a tre cose. La prima: non abbassarsi troppo per non concedere campo all’avversario. La seconda: non lasciare il controllo del pallone pensando di amministrare la partita in maniera passiva. La terza: non aspettare un errore degli spagnoli per cercare il gol della vittoria.

Sono tre condizioni non molto “allegriane”, ma assolutamente necessarie per fare strada in Europa, dove, se non si fosse ancora capito, bisogna giocare un calcio diverso da quello che pratichiamo nel nostro campionato.

Dice il critico: ma l’equilibrio?

L’equilibrio verrà dal sistema di gioco (e mi auguro proprio che sia il 4-4-2 con Cuadrado capace di renderlo un 4-3-3 in fase offensiva) e dall’equidistanza tra i reparti. Quando una squadra si muove compatta non corre il rischio di lasciare spazi o di permettere all’avversario di prendere iniziative.

Battere il Villarreal (nei 90’ o ai supplementari) è assolutamente necessario per non arrivare ai calci di rigore che sono sì un gesto tecnico, ma che portano con sé anche una componente emozionale non sempre facile da domare. Se la Juve farà la partita che penso, dovrebbe arrivare ai quarti - quindi tra le migliori otto squadre d’Europa - senza particolari sofferenze. Allegri ha recuperato Dybala e Chiellini, ma solo il primo dovrebbe entrare a partita in corso. Se lo facesse il secondo significherebbe che uno dei due centrali difensivi (De Ligt e Rugani) si è infortunato o che si è resa necessaria una difesa strenua ed eroica.
Dybala giocherà in una condizione psicologica molto particolare. Ha capito che la dirigenza juventina - al contrario di Allegri - non lo vuole più. Ha capito che i troppi infortuni lo hanno messo ai margini e non al centro del progetto. Ha capito che queste sono le ultime partite in bianconero. Ci vuole una grande forza d’animo per essere motivato in questo contesto, ma la serata è propizia per dimostrare che tutti hanno a che fare con un professionista: fino all’ultimo darà ai suoi compagni il massimo delle sue forze fisiche e mentali.

Chi pensa al calcio come ad un gioco individuale, oggi metterebbe in vetrina Vlahovic, chiedendogli di essere, al pari di Dybala, decisivo con una delle sue giocate. Io, al contrario, che ritengo il calcio un gioco collettivo, penso che sia la squadra che aiuta il singolo e non viceversa. Rabbrividisco quando sento che il tal giocatore deve caricarsi i compagni sulle spalle e trascinarli alla vittoria. Non posso negare che, a volte, questa situazione si verifichi, ma qualcuno dovrebbe spiegarmi perché Vlahovic, dopo una partenza folgorante, non solo abbia cominciato a segnare molto meno, ma anche a non segnare affatto. La risposta, ovviamente, c’è. Ed è la seguente: se i compagni forniscono a Vlahovic una sola palla a partita è difficile che faccia gol.

Questa considerazione chiama in causa, ancora una volta, l’efficienza del centrocampo. E’ vero che Arthur e Locatelli sono in crescita, ma è altrettanto vero che Rabiot gira a vuoto. Ora, siccome tutti - da Pirlo ad Allegri - dicono che il francese sia un potenziale campione, anche se più di quantità che non di qualità, delle due l’una: o chi lo reputa così forte si sbaglia, oppure c’è qualcosa che non va nella posizione, ovvero nel ruolo, che occupa in campo.

Per me Rabiot è sopravvalutato, ma che stasera giochi (a sinisstra) è normale perché McKennie, fratturato all’andata, ha già finito la stagione e Zakaria non è ancora guarito dal suo infortunio muscolare. Se Allegri avesse bisogno di un cambio forzato, dovrà reinventarsi, come ha già fatto in passato, Bernardeschi mezz’ala. Personalmente ho molta fiducia in Morata che, da quando è arrivato Vlahovic, sta facendo il percorso inverso di Dybala. Mi piace molto il suo spendersi per i compagni, la capacità di movimenti utili a Vlahovic e la generosità in fase di non possesso palla. E’ presto per parlarne, ma un attaccante così, fossi un dirigente della Juve, penserei a riscattarlo. Certo, servono sempre tanti soldi. Tuttavia se i bianconeri questa sera passassero, incasserebbero, dopo i 73 milioni della fase a gironi, altri 10 milioni e mezzo. Un “aiuto” non propriamente simbolico.