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"Peggio di così c’è solo Calciopoli". Sono alcune delle parole pronunciate al telefono dagli uomini del presidente della Juventus Andrea Agnelli, in relazione al tema plusvalenze. Le registrano – riporta La Repubblica – i finanzieri nei tre mesi chiave del calciomercato, e svelano un mondo che travalica i confini penali per entrare nel campo dei possibili illeciti sportivi. È un "intero sistema che è malato" commentano i pm che presto invieranno tutti gli atti delle indagini alla procura federale della Federcalcio, nella convinzione che siano emersi «numerosi profili» da far tremare numerose altre squadre, non solo la Juventus.

Si attenderà prima che cada il segreto istruttorio, al termine degli interrogatori, e successivamente l’esito di una consulenza tecnica sui conti affidata a un esperto di bilanci, il commercialista Enrico Stasi, che già 15 anni fa aveva esaminato le plusvalenze dei bianconeri in un’inchiesta chiusa con l’assoluzione di Luciano Moggi, Roberto Bettega e Antonio Giraudo.

Sotto indagine – ricorda invece La Gazzetta dello Sport ci sono i conti del club bianconero delle ultime tre stagioni, dal 2018 al 2021, e in particolare 282 milioni di plusvalenze considerate sospette, derivanti da operazioni «connotate da valori fraudolentemente maggiorati» e utilizzate secondo l’accusa per sistemare i bilanci.
Nella giornata di ieri, come testimone, è stato sentito anche il nuovo amministratore delegato della Juve, Maurizio Arrivabene. L’uomo è stato ascoltato dai pm Mario Bendoni, Ciro Santoriello e Marco Gianoglio. Prima di lui era stata la volta di Federico Cherubini: nove ore in procura e il verbale secretato. Oggi – spiega Repubblica toccherà invece a Paolo Morganti, braccio operativo di Cherubini. E poi ancora Stefano Bertola e Marco Re, entrambi ex dirigenti. Nulla si sa ancora, invece, del presidente Andrea Agnelli, del suo vice Pavel Nedved e di Fabio Paratici, considerato dagli inquirenti il principale artefice del sistema usato dalla Juventus.

Il dirigente, ex responsabile dell’area sportiva ora al Tottenham, era colui che si occupava della pianificazione preventiva delle plusvalenze ma per l’accusa i vertici del club e Agnelli sapevano, consapevoli anche delle conseguenze negative che questo sistema avrebbe avuto sotto il profilo finanziario.