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Quella lacrima sul viso di Andrea Pirlo, vuol dire tante cose: addio, grazie, che rabbia. Una lacrima che esplode racchiudendo tutti i significati di un mondo grande come il talento immenso di uno dei giocatori più forti di sempre della storia del calcio italiano. Partendo dalla fine, è prima di tutto una lacrima di rabbia più che di tristezza: perché Pirlo ci ha sempre creduto, fin dal suo arrivo alla Juve, che lui un'altra finale di Champions l'avrebbe giocata. E una volta iniziata, lui era uno di quelli che erano convinti di poterla anche vincere. Era una lacrima di rabbia, in fondo anche perché un fenomeno assoluto come Pirlo sa che avrebbe potuto e dovuto fare qualcosa in più, magari solo calciando meglio una delle tante palle inattive avute a disposizione.

 

GRAZIE JUVE - Andando a ritroso quella lacrima voleva dire grazie, di tutto. E addio. Perché salvo clamorosi sviluppi dei prossimi giorni, quella di Berlino dovrebbe essere l'ultima non solo di Xavi con la maglia del Barcellona ma anche di Pirlo con quella della Juve. Qatar, Stati Uniti, magari Premier, ora poco importa. Con quella lacrima Pirlo ha salutato a modo suo un popolo come quello juventino ed una società che ha saputo credere in lui quando in troppi stavano sbagliando nel ritenerlo bollito perché vittima di qualche incomprensione di troppo, guarda caso, proprio con quel Max Allegri che una volta arrivato alla Juve ha saputo lasciargli le chiavi del gioco bianconero. Lui dal canto suo ha ripagato questa fiducia con quattro anni di altissimo livello e giocate sempre decisive.

 

QUELLA LACRIMA - E chissà che proprio quella lacrima non possa significare anche qualcosa di più, qualcosa di diverso. Uno che non ha mai fatto trasparire alcun tipo di emozione si è lasciato andare, come e più di tutti i suoi compagni di squadra. Domani è un altro giorno, forse per rileggere tutto o forse qualcosa in più. Perché no, magari per riscrivere il futuro da quella lacrima e dirsi: che rabbia, grazie, rimango.

Nicola Balice
@NicolaBalice

 

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