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Sabato sera guardare la partita contro il Milan per i tifosi della Juventus è stato un vero e proprio strazio. Un'agonia infinita. Così come lo è stato questo campionato, che per fortuna è finito. I rossoneri giocavano con i bianconeri come il gatto fa con il topo. Una zampata. L'attesa per permettergli di rialzarsi, poi un'altra zampata fino allo stremo delle forze. Dopo i primi due tiri di Iaquinta e Candreva, la squadra di Alberto Zaccheroni s'è sciolta come neve al sole, dimostrando di avere, come sempre, poche idee ma confuse. Ogni volta che il Milan accelerava dava l'idea di poter fare dei bianconeri un solo boccone. E difatti ha preferito non spingere troppo per non umiliare gli avversari di sempre. I cugini tanto odiati ma sempre rispettati. I 90 minuti della partita della Signora sono stati una lenta agonia. Come quella di un malato terminale o di un condannato a morte. I giocatori non vedevano l'ora che finisse la partita per andare finalmente in vacanza o dedicarsi al Mondiale e far sì che la pressione di una stagione disastrosa finalmente allentasse la presa. Diversi gli emblemi della partita, della stagione. Innanzitutto Rino Gattuso, colto dai morsi della fame, che chiede alla panchina delle barrette allo yogurt per sfamarsi. Come se fosse stato in giro in centro a fare la spesa piuttosto che su un campo da calcio. Della serie 'visto che qui non ho nulla da fare, almeno datemi da mangiare'. Questo per rendere l'idea di quanto la Juventus abbia impensierito realmente gli avversari. L'orgoglio e la dignità sono ormai morti e sepolti da tempo. E sabato sera non ci si aspettava assolutamente nulla da questi vuoti giocatori. Poi Zac che aveva chiesto alla squadra una prestazione diversa. Più dignitosa. E i giocatori hanno risposto sul campo passeggiando e lasciandosi carta bianca agli avversari, tradendo il proprio allenatore. Nessuno lo segue più da tempo. D'altronde era e resta un traghettatore. Come si fa a seguire un tecnico che sai che a fine stagione abbandonerà la nave? Poi Gianluigi Buffon che nel garage di San Siro dice praticamente addio alla Juventus. Non pensava di arrivare all'ultima di campionato e non giocarsi nulla, ed ora è stufo di aspettare di vincere qualcosa. Lui è uno dei senatori che quattro anni fa accettò di scendere in B sperando di tornare a conquistare un trofeo il più in fretta possibile. Infine tutto il patrimonio estivo relegato in tribuna: Felipe Melo e Diego comodamente seduti in poltrona per seguire la disfatta finale a conferma del loro personalissimo flop. 50 milioni in naftalina e futuro mai così incerto. Ora sarà rifondazione voluta o smobilitazione obbligata? Ricostruzione voluta dalla società o fuga volontaria dei giocatori? Sottile differenza, ma la sostanza cambia, eccome! Il momento cruciale della stagione? Quei 'maledetti dieci giorni' tra il pareggio in rimonta contro il Siena e i tre ko consecutivi contro Fulham, Napoli e Sampdoria. Lì s'è sfasciato tutto. E il giocattolo non s'è mai più aggiustato. Mai come quest'anno il futuro per la Juventus è incerto. Dal dopo Calciopoli in poi questo è stato l'anno più difficile e il prossimo lo sarà ancor di più. Il cda straordinario di mercoledì darà diverse risposte per la risalita.