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"Alle seis de la tarde" (con tante scuse a Garcia Lorca): il destino è andato in scena allo Stadium. Il destino: in panca Cuadrado e dentro Hernanes a fare il trequartista, come forse non sa (e forse non ha mai saputo) fare. Dentro Dybala a tutto campo e Morata a sacrificarsi alla Ravanelli. Ma dopo undici minuti i muscoli di cristallo di Khedira implodono ancora una volta. Quante sono? Tre mi pare ormai dall'inizio della stagione: tante, troppe. Entra il gattone di Columbia e il Profeta si mette in mezzo accanto a Marchisio, mezz'ala come ai bei tempi della Lazio.

SOLO "SCHERZETTI"  - E' la notte di Halloween: niente dolcetti ma solo scherzetti. Pogba estrae dal cilindro un coniglio di quelli che faceva uscire nelle passate stagioni: vale il vantaggio. Ti dici che la Juve pur con i conosciuti limiti è tonica. Ma dopo il gol si addormenta nello stucchevole possesso palla predicato dal suo allenatore. Alla ripresa va in scena l'ormai risaputo "omicidio": punizione, rimpallo, deviazione, missile di Bovo che fa 1-1. La Juve balla, il Toro spinge. Nell'area bianconera qualsiasi saltatore banchetta. Solo la classe di Buffon impedisce un uno-due che avrebbe probabilmente messo Madama al tappeto. Soffre la Signora, ma non ci sta, ci prova. Ti disperi perché vedi che non sa più cosa sia il contropiede, là dove il Torino è maestro. E ti irrita la postura rugbistica che tanto piace ad Allegri, con la palla giocata sistematicamente all'indietro. Si spengono in molti, mentre Allegri cambia modulo due- tre-quattro volte di fila. Cuadrado trequartista è cosa inguardabile. Tiene Hernanes, tiene il commovente Padoin, tiene Marchisio. 
Dybala si sfianca in mille recuperi, perfino Cuadrado mostra i tacchetti. Quando Allegri sostituisce Dybala con Alex Sandro, ti dici che le scorribande di Zappacosta dalle parti di Evra lo hanno terrorizzato: meglio un pari che niente. Ma quando il cronometro rintocca gli ultimi due minuti , la Vecchiaccia ha un sussulto, prima con Bonucci che stampa sul legno, poi con Marchisio che esalta Padelli e in articulo mortis con Cuadrado su cross di Alex Sandro - proprio lui - dalla sinistra, là dove il Toro aveva fino a poco prima trovato praterie. Gol, partita, incontro. Come la scorsa stagione, con il proiettile di Pirlo. Gode Madama, piange la curva del Toro. Due di fila così, nella stracittadina, è roba che fa male. 

UNA PEPITA DA "LAVORARE" - Sarà bene, comunque, non trarre conclusioni affrettate. La Juventus vince il derby. Lo vince di forza e di nervi all'ultimo istante. Certe vittorie fanno, spesso, svoltare. Ma la Juventus, già altre volte ha illuso, in questa stagione i suoi tifosi. Il derby vinto all'ultimo respiro è una pepita grezza che riporta la Juve nella pancia della classifica, ma che va lavorata. Ci vorranno arte e perizia, precisione e fantasia per tirar fuori un gioiello da esporre da Tiffany. Ma nella notte delle streghe dove persino il molossso Medel fa gol confermando che questo potrebbe essere davvero l'anno dell'Inter, converrà non guardare alla classifica, che pure - per la vittoria dell' Inter - si è accorciata. Sono sempre nove punti di distacco e tanti pretendenti in pole position. Madama faccia vedere col Borussia e poi con il piccolo Empoli di Saponara, (che si vocifera, la Juve vorrebbe portare a Torino già a gennaio), se davvero  ha svoltato.
I TELEFONINI DEI VEGLI - Allegri si gode un poco di pace e allontana dalla sua panchina vegli e senatori i cui telefonini in settimana avevano preso a squillare . Non gonfi il petto Allegri, sia modesto. Lo sa anche lui di essere sotto esame. Troppe cavolate e troppi esperimenti, troppe sconfitte. In ballo non ci sono solo il prestigio della società e i trofei. In ballo ci sono i quattrini (indispensabili) della Champions. Allegri si è bruciato molti bonus. L'allungamento di un anno del suo contratto non gli garantirà l'automatica riconferma. Servirà continuità nei risultati. Dovrà sfruttare le occasioni evitando ogni polemica. Vado a memoria dal "Giulio Cesare", scusandomi per eventuali imprecisioni con William Shakespeare: "Nelle cose umane, si risentono come negli oceani, gli effetti della marea. Se noi la cogliamo al flusso, può portare al successo. Se invece venga trascurata, il viaggio della vita si arena tra banchi, di sabbia e miseria".  Max Allegri legga Shakespeare:  non troverà moduli di gioco, ma perle di saggezza. In questo momento alla Juve non serve un mago della panchina ma solo un uomo di buon senso. Uno che riporti sulla terra  certi giocatori. Uno che faccia giocare semplice. Eupalla mia, quando vedrò la mia Juve...

Andrea Bosco