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Da oggi diventerà ufficiale: Antonio Conte sarà il prossimo allenatore della Juventus. Il sesto post Calciopoli dopo Deschamps, Ranieri, Ferrara, Zaccheroni e Del Neri. Il sesto in cinque anni. Un predestinato: capitano nella Juve di Marcello Lippi, 'un trascinatore', come lo ha definito lo stesso tecnico viareggino pochi giorni fa. In poche parole: un allenatore in campo. Due anni fa, prima di dare una possibilità ad un altro juventino doc come Ciro Ferrara, fu ad un passo dalla firma. Il 29 giugno 2009 rescisse addirittura il contratto appena rinnovato con il Bari neo-promosso in A pur di liberarsi, ma venne bruciato sul tempo dal suo ex compagno e rischiò di restare senza panchina per un'intera stagione. 'Scelta consensuale e senza traumi: non c'era unità d'intenti', spiegarono lo stesso Conte e il ds Perinetti. Per fortuna arrivò l'Atalanta e poi il Siena. Una retrocessione in C1 con l'Arezzo, ma soprattutto due promozioni dalla B alla A con pugliesi e toscani attraverso il bel gioco, sempre votato all'attacco.

Tutta un'altra storia rispetto a Ciro Ferrara. Lui si trovò la Juve fra le mani per traghettarla nelle ultime due giornate del dopo-Ranieri senza aver mai maturato esperienze in panchina. Per Conte, invece, il discorso è completamente diverso: ha già dimostrato polso e personalità nel comandante una nave. E poi l'ex centrocampista ha passato una vita a Torino con la maglia juventina sulle spalle. Tredici anni, dal 1991 al 2004, in cui ha collezionato 419 presenze (di cui 296 in serie A) e realizzato 44 gol (di cui 29 nella massima serie) e ha vinto 14 trofei vinti: cinque scudetti, una Champions League, una coppa Uefa, una Supercoppa Europea, quattro Supercoppe Italiane, una coppa Italia e l'Intercontinentale. E' il 21° allenatore della Juve con un passato da calciatore a strisce bianconere, e molto probabilmente gli verrà proposto un contratto biennale da due milioni di euro circa. D'altronde lui stesso l'aveva detto nel 2008: 'Se entro tre o quattro anni non sarò arrivato ad alti livelli smetterò'.  Ventiquattro mesi dopo quella fortissima delusione e il no di Blanc, il suo destino e quello della Signora si incrociano di nuovo.

Il 4-4-2 in grado di trasformarsi in 4-2-4 in fase di attacco è il suo credo, ma sa adattarsi. Le uniche certezze sono il gioco d'attacco e il suo carattere focoso, quest'ultimo forse il difetto più difficile da smussare: qualche espulsione di troppo, qualche litigio evitabile e qualche conferenza stampa infuocata con sfoghi fuori luogo annessi. Lo specchio della sua indole? Il litigio con i tifosi dell'Atalanta. Ma è un Conte decisamente maturato rispetto a quello visto a Bergamo, ed è proprio da lui che la Juve ha deciso di ripartire per rinverdire i fasti che furono. Proprio dal capitano di mille battaglie, il trascinatore e il maniaco del lavoro. L'hanno invocato a squarciagola i tifosi, l'hanno scelto Andrea Agnelli e Pavel Nedved, due che hanno il bianconero nel dna. Ora tocca a lui ripagare questa fiducia.