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Perché stupirsi? Illuso chi pensava che gli effetti della querelle Calciopoli, con annessi e connessi, fossero solo quelli tangibili. Una retrocessione, due scudetti revocati e tre avemarie. Nossignore, una volta lanciato il sasso nello stagno i cerchi nell'acqua si sono propagati in maniera incontrollabile. Le parole di Rummenigge sulla 'scarsa moralità' della Juventus sono una spia che prima o poi doveva accendersi. Il segnale di uno degli 'effetti collaterali' di quella vicenda, meno visibile ma non per questo meno importante: l'affossamento della reputazione della Juve nel mondo. E pure Marotta che risponde dando... dell'interista al vecchio bomber, suona fuori tonalità. Intendiamoci: il nervoso Rummenigge ha decisamente perso un'occasione per tacere, ma il suo pensiero è condiviso - temo - da tanti altri più silenziosi protagonisti del calcio che conta.

Che la Juve di oggi non sia più 'quella' Juve, è un concetto che si può far passare con (relativa) facilità tra le nostre mura. Qui la discontinuità con certe pratiche quantomeno spregiudicate del passato è stata avvertita, o almeno è un processo in essere. All'estero sarà più difficile: anche se si tratta di addetti ai lavori, l'associazione mentale Juventus = Moggi (dove per Moggi si intende un 'modus', più che il personaggio in sé) rimane tremendamente orecchiabile. Stereotipi, banalizzazioni, cliché: dobbiamo farci l'abitudine, c'è poco da fare. Finché non si inizierà a vincere di nuovo, i vari Rummenigge di turno (ce ne sono tanti in Italia, figuriamoci in altri Paesi meno informati e più distratti) potranno pure sghignazzare: 'Visto? Ora che non rubate più, restate a secco'. E chissà quanti calciatori, direttori sportivi, dirigenti e procuratori l'hanno pensato, ma non l’hanno detto.

Con chi prendersela? Con il nostro sciagurato passato senza dubbio, ma anche - ancora una volta - con chi guidò quella caccia alle streghe decidendo di mettere una pietra sopra altre squadre e altri personaggi. Sarebbe stato divertente, ad esempio, sentire di quale fama ora godrebbe all'estero il Milan (magari la stessa di cui gode il suo presidente?), o l'immacolata Inter. E invece questo sfizio non potremo togliercelo mai. Pazienza: riconquistarsi una nomèa è meno facile che ricominciare ad alzare trofei, ma di certo non mancherà l'impegno da parte dei nuovi interpreti dell'avventura bianconera. Noi mettiamoci del nostro. Chi raffigura la Juve come 'doping', 'partite truccate' e 'Moggiopoli' diventerà anacronistico come quegli stranieri che ancora accolgono gli italiani a suon di 'mafia', 'pulcinella' e 'mandolino'. Reagiamo con una scrollata di spalle, anziché con rabbia. E, nel frattempo, cerchiamo di spiegare con più efficacia, e maggiore credibilità, che il vento è cambiato.