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“In questa gara era difficile essere belli. Le condizioni erano difficili, sono contento di quello che ho visto. Questa partita ci poteva mettere in difficoltà. La squadra ha agito anche con armi non nostre". Nelle parole di fine partita di Maurizio Sarri c’è tutto l’orgoglio di un allenatore nel vedere la propria squadra replicare con grinta e determinazione alla rabbia agonistica degli avversari.

Per una volta, invece di puntare il dito contro una Juve (ancora vittoriosa di misura) nuovamente poco bella da un punto di vista estetico, è giusto fare in primis i complimenti agli avversari.
Diciamolo, il Torino di Mazzarri ci ha provato in tutti i modi a contrastare lo strapotere bianconero e per oltre un’ora, grazie anche alle parate di Sirigu, la partita è rimasta inchiodata sullo 0 a 0. Poi però i cambi juventini (sempre loro) hanno dato la svolta decisiva alla gara. Gli ingressi di Higuain e di Ramsey, nel momento clou della sfida, hanno certificato la mossa da scacco matto agli avversari.
 
ROSA SENZA EGUALI - E’ una rosa senza eguali quella della Juventus in Italia. I giocatori che a turno subentrano dalla panchina risultano poi quasi sempre determinanti per l’esito della sfida. Succedeva prima con Allegri, si ripete adesso con Sarri. A prescindere dall’avversario di giornata, per quanto impegno e costanza possano metter in campo i dirimpettai provando in tutti i modi a fermare lo strapotere juventino, all’allenatore di turno bianconero basta pescare il jolly, dal mazzo delle soluzioni in panchina, e nella stragrande maggioranza dei casi questo risulta sufficiente per indirizzare la partita a favore della Vecchia Signora. Ramsey ha portato freschezza e precisione al posto di un Bernardeschi nuovamente non a suo agio in campo. Per provare a recuperarlo, nelle prossime partite, probabilmente Sarri dovrà avere il coraggio di schierare il giocatore della Nazionale Italiana a centrocampo così come da lui stesso anticipato tempo fa in conferenza stampa. Nel tridente offensivo continua a non rendere assolutamente. Higuain invece ha garantito concretezza assoluta. Dybala (sufficiente ma non esaltante come nelle ultime sfide) ci ha provato per oltre un’ora ma l’entrata del “Pipita” ha portato la scossa che serviva in quel determinato momento della sfida. L’assist confezionato per De Ligt è risultato alla fine la giocata del match.
  
DE LIGT, DERBY DA RICORDARE - Il giovanissimo difensore olandese (tra i più giovani a segno in un derby di Torino) ha realizzato con rapidità e precisione il suo primo gol in bianconero in una serata sicuramente da ricordare per lui.

E dire che ad inizio partita, subito dopo un tocco di mano involontario di Meitè in area granata, in una delle rare azioni d’attacco del Torino la palla è finita ancora una volta sul suo braccio, giudicato questa volta non punibile però sia dall’arbitro Doveri che da Maresca al Var. A prescindere dalle decisioni discutibili in stagione sui colpi di mano in area (alcuni vengono puniti, altri molto simili meno) di cui non abbiamo ancora ben capito il criterio unico, va sottolineata questa cosa perché non è possibile ipotizzare che in ben 4 partite della Juventus (Inter, Bologna, Lecce, Torino) in poco più di un mese il pallone sia andato a colpire la mano del difensore olandese accanendosi con lui. La crescita del giovane ex capitano dell’Ajax è evidente, partita dopo partita, va però migliorata questa sua predisposizione a coprire lo spazio in area con tutto il corpo. Una volta che sarà riuscito a perfezionare questo “difetto di stagione”, De Ligt potrà diventare sempre più decisivo in positivo per le sorti della Juventus. Per ora i suoi tifosi se lo coccolano come eroe di giornata ed è bene così. Esordire in un derby di Torino con un gol decisivo a 20 anni non capita tutti i giorni…