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Higuain arma letale
 
Se c’è un giocatore che in Italia ha spostato davvero gli equilibri quello si chiama Gonzalo Higuain. Ogni riferimento a fatti o persone non è puramente casuale.
Oggi giudichiamo solo il suo rendimento, mostruoso, nel campionato italiano.
L’anno scorso con i suoi gol decisivi negli scontri diretti ha praticamente permesso alla Vecchia Signora, annientando le rivali, di vincere lo scudetto a Natale e potersi concentrare nel resto della stagione per arrivare fino in fondo in Champions League.
In fondo la differenza tra Milan e Juventus di ieri è tutta lì davanti.
La Vecchia Signora l’anno scorso ha speso 90 milioni per comprare l’attaccante più forte della Serie A.
Il Milan invece, questa estate, ne ha spesi oltre 70 (tra prestiti e riscatti obbligatori) per André Silva, Kalinic e Borini, tre che anche se schierati tutti insieme non garantiscono complessivamente le capacità tecniche e balistiche del “Pipita”.
Se la squadra rossonera avesse davvero voluto spostare le gerarchie della Serie A, dalla Juventus doveva provare a prendere Higuain e non Bonucci.
Risparmiando il cartellino del difensore oltre a quelli di André Silva, Kalinic e Borini per assurdo avrebbe anche avuto i soldi per farlo.
A centravanti invertiti ieri sera sicuramente il Milan non avrebbe perso.

 
Milan, mercato bocciato. Ricorda quello bianconero dell’era Delneri
 
Ha ragione Marotta quando parla di "entusiasmo spropositato" per il mercato estivo del Milan, soprattutto perché quando si cambiano così tanti giocatori è difficile poi assemblarli rapidamente.
In fondo, lui che ci è già passato in questo genere di situazione (al suo primo anno in bianconero all’inizio dell’era Agnelli) ha imparato bene che comprare tanto per riempire non porta da nessuna parte se non al fallimento; come infatti capitò inevitabilmente inoltre con un tecnico non vincente e poco ambizioso in panchina come Delneri.
Vedo molte analogie tra quella Juve di Delneri e il Milan di Montella di oggi, sia in panchina che nel valore complessivo della rosa rispetto al resto del campionato.
In questo genere di situazione, quella della rifondazione, dovrebbe sempre regnare la teoria dell’inarrivabile Fabio Capello: meglio inserire solo 1 o  2 giocatori di livello mondiale (e restare con quelli che già si ha a disposizione) piuttosto che comprare 7-8-9-10-11 giocatori di medio/buon livello da cercare poi di amalgare tutti insieme, quasi sempre con risultati fallimentari.
I campioni veri fanno la differenza, sempre e ovunque, e aiutano anche il resto della squadra a rendere al meglio, soprattutto i giovani.
Si prendano le parole a fine gara di Buffon su Rugani come esempio “i giovani devono poter sbagliare, solo così si cresce davvero”. Ma sbagliare vicino ad un campione è un conto, sbagliare vicino ad un “brocco” è un altro.
Chissà se la dirigenza rossonera, come fatto da Marotta a suo tempo, farà tesoro di questa lezione ricevuta.

@stefanodiscreti