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Più va avanti il processo bis di Napoli su Calciopoli, più emerge, in maniera sempre più evidente, che lo tsunami che devastò il mondo del calcio, e che soprattutto cancellò il Mondo della Juventus, è stata una farsa. Non c'era il tempo materiale per prendere una decisione in tutta tranquillità. Il campionato successivo era alle porte e la 'giustizia' sportiva (se così possiamo ancora chiamarla) doveva dare un segnale forte contro i malfattori. Ma c'è un vecchio detto: 'La gatta frettolosa fa i gattini ciechi'. In questo caso i gattini sono diventati sordi. Ci si affrettò a portare all'attenzione dei giudici solo alcune telefonate. Quelle di Luciano Moggi. Le altre? Mai ascoltate. Mai portate nelle aule dei tribunali. Insabbiate. Prima di tornare a galla quattro anni dopo. Anche la Juventus non perse tempo e rinnegò la Triade con la furia di chi non vede l'ora di liberarsi di una mela talmente marcia che avrebbe rischiato di fare ammuffire gli allora 109 anni di storia bianconera. Era soltanto Don Luciano a fare quelle telefonate. Era soltanto lui a comportarsi in un certo modo. Gli altri dirigenti? Dei santi. Immacolati.

Oggi, a distanza di quattro anni, la situazione è completamente ribaltata. Così facevano tutti, ma il capro espiatorio doveva essere, a tutti i costi, quel Luciano Moggi tanto scomodo al palazzo del calcio e quell'antipatica Juventus, insopportabile perché vinceva. Ogni volta che apro i giornali, ascolto la tv o leggo i siti Internet, mi scappa da ridere. Rido per non piangere. La voragine di quello tsunami non si è ancora rimarginata e la ferita brucerà per sempre. Nessuno sarà in grado di restituire alla Signora quello che le hanno tolto. Gli scudetti? Chi se ne frega! Nessuno mi toglierà la nausea che sto provando da diversi mesi nell'ascoltare quanto ipocrita sia stato il mondo del calcio e quanto superficiale sia stata la giustizia. E la nausea è esplosa in un mare di bile quando il mio amico Stefano Discreti, celebre blogger bianconero, come ogni settimana mi ha mandato via mail l'intervista di turno. Questa settimana è toccato a Paolo Bergamo, designatore degli arbitri di calcio di serie A fino al 2006.

L'ex designatore, stuzzicato da Stefano, fa un'analisi sincera di quegli anni e ammette che la Federazione fornì a lui e al suo collega Pairetto i contratti dei cellulari, ovvero le linee telefoniche intercettate. Ergo: la Federcalcio pagava le bollette e conosceva anche i tabulati di quelle linee. 'I numeri di telefono erano stati dati a tutte le società, e tutte le società ci chiamavano', si legge. Eppoi un passaggio chiave. Quello che ha fatto esplodere ancora di più la mia rabbia e che, credo, accrescerà quella di tutti gli juventini: 'Nel momento in cui è scoppiata farsopoli hanno messo in evidenza soltanto una telefonata che io ho fatto con Luciano Moggi. Tutte le altre le hanno nascoste, ma io in effetti parlavo con tutti ed in particolare con l'Inter che in quegli anni non vinceva ed era la società che si lamentava di più'. Non credo ci sia nient'altro da aggiungere. Vado a prendermi un Plasil per farmi passare i conati. Più si alza il coperchio del vaso di Pandora, più vengono fuori le magagne e i teatrini di un palazzo in stato di decomposizione. Ma la conclusione è sempre la stessa: Luciano Moggi e la Juventus davano fastidio. E i giudici che hanno deciso di penalizzare la Juve e radiare l'ex direttore generale bianconero dovrebbero dimettersi e ammettere i propri errori. Oppure fare la stessa cosa con l'Inter e le altre squadre o gli altri dirigenti coinvolti. Ma in Italia, si sa, la giustizia non è uguale per tutti.