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Il segnale della Juve
 
In un grande momento di incertezza per il calcio italiano (e non solo) serviva un segnale forte e chiaro.
Ancora una volta a smuovere tutto ci ha pensato la Juventus, la prima ad ufficializzare il taglio degli stipendi per l’emergenza Covid-19 che sta devastando il mondo.
Per l’ennesima circostanza, l’esempio da seguire è arrivato direttamente da Torino e come sempre le azioni bianconere hanno portato a reazioni differenti.
In molti, la grande maggioranza, hanno applaudito da subito al gesto inequivocabile, un esempio positivo che risolleva almeno un po’ l’umore di questi tempi.
Se anche Cristiano Ronaldo, il giocatore più pagato in assoluto del calcio italiano (e quindi di conseguenza quello che “perderà” di più da questo taglio), ha deciso di accettare la proposta della proprietà della Vecchia Signora, come potrebbero agire diversamente gli altri?
Importante per il concretizzarsi di tutto questo è stato il lavoro psicologico e non solo di Capitan Chiellini e anche, si dice, del vice Bonucci.
 
Spalle al muro
 
Le reazioni differenti dicevamo.
Eh si, perché ovviamente a seguito del comunicato ufficiale della Juventus non sono mancate ovviamente anche le polemiche.
L’associazione calciatori e le altre squadre sono state in pratica messe con le spalle al muro dall’esempio bianconero. Come potrebbe adesso un calciatore di una squadra avversaria rifiutare un taglio degli stipendi dinanzi al gesto eclatante bianconero?
Come può gestire diversamente una squadra del campionato nostrano la situazione ora che persino il più ricco di tutti ha accettato la decurtazione senza battere ciglio?
In molti hanno addirittura criticato l’azione della Juventus definendola egoista e portata a pensare solo al salvataggio dei conti bianconeri, soprattutto quelli in chiusura al 30 Giugno 2020.
E’ la vecchia storia della volpe e l’uva.
Per evitare il fallimento del calcio italiano, perché è inutile girarci intorno, se si ferma tutto il rischio c’è ed è anche forte, serviva un gesto forte e chiaro e quel gesto, ancora una volta, è arrivato dalla Juventus.
Probabilmente è questo quello che brucia di più.
 
Scudetto a tavolino? No, grazie.
 
Così come brucia sapere, anche per vie trasversali, che la Juventus è portata a rifiutare (se ne avrà la possibilità) lo scudetto a tavolino se il campionato 2019/2020 verrà considerato ufficialmente concluso.
Ieri nel corso di una puntata di Juventus Divanum, appuntamento quotidiano in voga sul web di questo periodo, mi sono ritrovato a parlarne tra gli altri con Luciano Moggi, l’ex direttore della Juventus e da sempre vicino ad Andrea Agnelli, che ha confermato pubblicamente che anche da sue indiscrezioni personali l’orientamento bianconero è quello di non accettare uno scudetto a tavolino e che la Vecchia Signora non ha assolutamente nessuna voglia di ricominciare la stagione se non ci saranno le migliori condizioni per farlo.
La salute dei calciatori, dei tifosi e di tutti i componenti del settore viene prima di ogni altra cosa per la proprietà bianconera, anche a scapito di interessi personali.
Ancora una volta è la Juventus l’esempio da seguire per salvare il calcio italiano.